postato da Ale55andra alle ore 13:30
giovedì, 20 marzo 2008

REGIA: David Slade

CAST: Josh Hartnett, Melissa George, Danny Huston, Ben Foster
ANNO: 2007

TRAMA:

Barrow, Alaska. Sta per arrivare il consueto periodo tra novembre e dicembre in cui il sole non sorge mai e lascia il paese completamente nel buio. I più saggi lasciano la città, alcuni però rimangono, chi per forza di cose chi no, e ad approfittarne è un’orda di vampiri assetati di sangue che sono liberi di gironzolare per il paese grazie alla mancanza della luce.

 



ANALISI PERSONALE

Cenere eravamo e cenere ritorneremo. Sarà forse questa la morale che il finale quasi tragicomico di questo film vuole trasmetterci? Sinceramente è forse inutile tentare di trovare un qualsiasi messaggio sotteso in questa pellicola che altro non ha come obiettivo se non quello di intrattenere e magari anche divertire lo spettatore con una serie di trovate (quasi standard nel cinema dell’orrore) che vanno da teste mozzate con asce, vampiri stritolati da strani macchinari o tranciati da gatti delle nevi e via dicendo. Le trovate visive ci sono e sono molto apprezzabili: l’antitesi tra il bianco candido della neve e il rosso peccaminoso del sangue non è niente male (anche se di esempi ben più sottili della contrapposizione tra bene e male resa visivamente dal contrasto tra la neve e il sangue ce ne sono già molti e molto migliori di questo, primo su tutti il bellissimo Fargo dei grandissimi fratelli Coen); e la sequenza dell’inizio della vera e propria guerra tra i vampiri e gli abitanti di Barrow è girata e montata in maniera davvero impeccabile e raggiunge il suo culmine con una stupenda ripresa dall’alto che mostra la strage di corpi insanguinati che giacciono abbandonati ed inermi sulla neve. Ma tutto questo non basta per sollevare le sorti di un film che in realtà rimane nella mediocrità, impigliato com’è nel luogo comune che vede come soli e unici protagonisti degni di far parte di un film horror, coppie in crisi, ragazzetti che si dimostrano degli uomini spavaldi, gli amici di sempre che si rivelano egoisti e i vicini burberi e quasi cattivi che invece dimostrano di essere degli eroi.

Lo sceriffo di Barrow, Eben Oleson (un Josh Hartnett che sa fare sicuramente di meglio) ha trovato, in un giro di ricognizione col suo collega, una fossa nella quale giacciono tutti i telefoni satellitari del paese. Barrow è il paese più a nord degli Stati Uniti e una volta all’anno, per in intero mese, non vi sorge il sole. Si hanno quindi trenta giorni di notte (da qui il titolo italiano che ha voluto sostituire la parola notte con buio, come se noi poveri stolti non fossimo in grado di comprendere che i vampiri non sopravvivono alla luce e quindi ne approfittano della notte che è appunto buia), e la maggior parte della popolazione decide di trasferirsi altrove per questo mese. Tra quelli che stanno per andare via c’è Stella (la monoespressiva Melissa George), che vuole allontanarsi non solo dal suo paese, ma da suo marito con cui è in crisi, Eben appunto. Ma qualcosa va storto. Mentre si reca all’aeroporto, viene bloccata da un incidente automobilistico con un gatto delle nevi (risulta davvero difficile riuscire a credere che in una grandissima piana ricoperta di neve, dove si dovrebbe guidare a 10 all’ora, possa avvenire un incidente di tale sorta) e quindi è costretta a rimanere per 30 giorni al buio, ma soprattutto per 30 giorni accanto a quel marito con cui non va più molto d’accordo. Nel frattempo altri avvenimenti strani cominciano a preoccupare Eben e tutta la cittadina di Barrow. Alcuni cani vengono trovati sbranati e la corrente comincia ad andare via poco alla volta. Molto presto la gente comincia a morire e i nostri protagonisti non possono far altro che nascondersi e tentare di sopravvivere per 30 giorni, aspettando il sorgere del sole.

E si, perché ad uccidere impunemente tutte queste persone, sono dei veri e propri vampiri assetati di sangue e liberi di gozzovigliare in giro per la città, proprio perché tenuti al sicuro dalla notte perenne. Ad annunciare il loro arrivo, uno straniero davvero inquietante (l’impressionante Ben Foster), che viene arrestato da Eben, perché in un locale aveva ordinato della carne cruda e si era alterato perché gli era stata negata…Eben e i suoi, e cioè Melissa, suo fratello Jake e altre tre persone si rifugiano in una soffitta nascosta e tentano di rimanerci per tutto il tempo necessario alla sopravvivenza, osservando da uno spioncino lo scempio compiuto dai vampiri che non hanno pietà di nessuno. Ma ben presto appare chiaro che non è possibile rimanere lì nascosti per 30 giorni e quindi è necessaria la fuga e la lotta alla vera e propria sopravvivenza che si ottiene solo grazie ad un grande sacrificio…

L’altra nota di interesse di questo film è la caratterizzazione data ai vampiri. Hanno dei vestiti alla moda, portano delle giacche e dei soprabiti molto eleganti (nonostante il freddo artico) e hanno dei capelli (quelli che ce li hanno) davvero ben curati (ad un certo punto il capo del gruppo utilizza il sangue di una vampira come gel…). Viene quasi da dire che sono meglio loro che le loro povere vittime, imbacuccate in giacconi enormi con tanto di cappucci impellicciati e quasi più cadaverici dei loro affamati e mostruosi usurpatori. Ma a parte la suddetta sequenza, la rappresentazione dei vampiri (o qualunque cosa essi siano) e una fotografia davvero molto ben curata incentrata sui toni del grigio a cui fa da contraltare l’intenso rosso del sangue che fuoriesce non solo a fiotti dai corpi delle povere vittime, ma che abbellisce (se così vogliamo dire) i volti e soprattutto le labbra dei vampiri; il film non riesce proprio ad entusiasmare. L’incipit in realtà è davvero molto promettente, dato che abbiamo una bella scenografia che costituisce e arricchisce l’ambientazione particolare (anche se ormai un po’ troppo sdoganata) e che mostra un protagonista che appare essere molto interessante, ma minuto dopo minuto ci rendiamo conto che siamo di fronte al solito prodotto banale, stereotipato e scontato che siamo ormai abituati a sorbirci con le produzioni odierne di film horror (salvo le dovute eccezioni). Insomma, ci si poteva risparmiare la coppia in crisi, che nel pericolo e nel marasma più totale, trova il tempo di riconciliarsi e, cosa ancora peggiore, si poteva assolutamente evitare un finale che dovrebbe essere commovente ma che riesce ad essere a dir poco ridicolo. Possiamo soprassedere sul fatto che quasi tutti gli abitanti di questa cittadina si comportano come degli stupidi che altro non fanno se non correre all’impazzata contro la morte in maniera del tutto inconcepibile, ma almeno dai protagonisti principali ci si aspetta un minimo di spessore in più, che invece viene del tutto a mancare.
A fine visione rimangono dei grandi quesiti irrisolti: qual era il ruolo di quello straniero che anelava con tutto se stesso di essere catturato dai vampiri e che chiede di essere ucciso quando appare chiaro che questi l’hanno abbandonato alla sua sorte? (Non è un vampiro, dato che questi o quelli che vengono contagiati da questi, hanno gli occhi completamente stravolti, mentre quest’uomo li ha assolutamente normali, anche se il resto non è per niente normale). Come ha fatto costui a rubare tutti i telefoni satellitari del paese? La gente dorme ad occhi aperti? Che lingua parlavano questi vampiri e soprattutto dove hanno comprato le loro giacchette chic? E, in ultima istanza, da dove vengono? Come hanno fatto a scoprire e ad arrivare in questa cittadina quasi sperduta?

VOTO: 5,5

 



CITAZIONE DEL GIORNO

Tara... A casa... A casa mia! E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno! (Vivien Leigh in "Via col vento", 1939)


LOCANDINA


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Categorie: cinema, 2007, 30 giorni di buio