postato da Ale55andra alle ore 12:31
domenica, 27 gennaio 2008

REGIA: David Cronenberg

CAST: Viggo Mortensen, Ed Harris, William Hurt, Maria Bello
ANNO: 2005

TRAMA:

Tam Stall è un tranquillo cittadino americano che gestisce una tavola calda e che si occupa amorevolmente di moglie e figli. Un giorno due rapinatori entrano nel suo locale minacciando di fare piazza pulita e Tom li fa fuori divenendo l’eroe del momento. Dopo essere apparso in tv, un brutto ceffo, scambiatolo per un’altra persona, comincia a tampinarlo reclamando vendetta.

 


ANALISI PERSONALE

Tratto da un fumetto, A history of violence porta con sé il marchio indelebile e infallibile dello stile di Cronenberg che torna a parlarci di metamorfosi non solo del corpo, ma anche della mente. Il tema del doppio (ormai sdoganato al cinema) viene qui affrontato in maniera originale e del tutto personale con la mano inconfondibile del grande regista canadese. Ad interessare non è tanto il plot narrativo in sé per sé, che potrebbe risultare a tratti banale e soprattutto già visto, ma il messaggio che porta e che contiene, scritto a caratteri cubitali col sangue scaturito dalla violenza, che volenti o nolenti, è insita, con dosi diverse a seconda del caso, dentro ognuno di noi. Violenza che fa paura ma che al tempo stesso affascina, violenza mostrata talmente velocemente da non lasciarci neanche il tempo di pensare, come molto probabilmente il regista intendeva contrassegnando le scene clou della sua pellicola da una quasi totale mancanza di giudizi esterni o sopra le parti. Il narratore è nascosto, dunque, è quello che conta non è riflettere su un dato di fatto, ma rendersi conto della sua esistenza.

Tom Stall (un sempre più straordinario Viggo Mortensen) è il proprietario di una tavola calda. Vive con sua moglie Edie (una discreta Maria Bello) e i suoi figli Jack e Sarah. La sua vita trascorre tranquilla e Tom, a detta di sua moglie è l’uomo più buono del mondo. Consiglia suo figlio maggiore su come comportarsi coi suoi coetanei che lo infastidiscono, rassicura la piccola Sarah dell’inesistenza di mostri cattivi e si occupa della casa e del lavoro in modo egregio.
Un giorno durante l’orario di chiusura, nel suo locale appaiono due strani tipi che pretendono di bere caffè e di mangiare una torta. Quelli che sembrano essere solo due fastidiosi e prepotenti clienti si mostrano però per quello che sono in realtà: due rapinatori ed efferati assassini (li vediamo all’inizio uccidere senza pietà anche una piccola bambina). Tom non si fa cogliere di sorpresa e riesce ad uccidere entrambi, divenendo l’eroe locale del momento. L’uomo sembra non essere contento della crescente notorietà che comincia a caratterizzarlo, tanto da evitare il più possibile contatti con giornalisti e tv. Quanto tutto sembra essere tornato alla normalità a far visita al suo locale arriva un altro strano tipo con scagnozzi al seguito. Si tratta di Carl Fogarty (un estremamente caratteristico e impressionante Ed Harris) che afferma di conoscere Tom col nome di Joy Cusack e che pretende che l’uomo lo segua per andare a far visita a suo fratello Richie (il fumettistico e particolarissimo William Hurt).
Si tratta di s
cambio di persona o Tom nasconde qualcosa? Certo è che lui continua a negare di essere mai stato a Philadelphia come invece asserisce il temibile Carl e continua a giurare a sua moglie e ai suoi figli di non sapere di cosa parli quell’uomo. Continuando a proteggere la sua famiglia, Tom è costretto a “planare” nuovamente verso un tragico epilogo che ci lascia sospesi con un interrogativo ben fissato nella mente: conosciamo mai fino in fondo coloro che ci stanno accanto? Ma soprattutto, conosciamo davvero noi stessi?

 


Psicologicamente teso ed intenso, questo film, giocando sulla dualità della mente, della personalità e persino della corporeità racconta il processo di metamorfosi e di trasformazione subita, volontariamente o necessariamente, da un uomo che sembra aver completamente cancellato uno scomodo passato di violenza e degradazione per raggiungere e realizzare quello che è il tipico sogno americano: un bel lavoro, una bella casa a due piani e una famiglia felice. Ma si sa, la realtà è tutt’altra cosa e quando meno ce lo aspettiamo la nostra vera (duplice o multiforme) natura prima o poi viene a galla. Nel film il cambiamento, il trapasso, l’emergere degli istinti più reconditi viene mostrato attraverso due metaforiche e significative scene di sesso tra Tom e Edie: nella prima i due giocano a fare gli adolescenti paurosi di essere colti in flagrante (scena che porta con sé tutta la dolcezza e la delicatezza di un rapporto di coppia), nella seconda marito e moglie dopo una furiosa lite verbale e fisica sulle scale della loro casa si lasciano andare ad una violenta passione che però non riesce ad unirli realmente (immagini queste di una forte forza comunicativa).
Ma a dimostrazione che agli istinti è difficile porre un freno viene posta anche la questione del figlio maggiore di Tom che viene continuamente vessato da un suo compagno, bullo che più bullo non si può (che inizialmente incrocia il suo sguardo in auto con quello dei due assalitori della tavola calda in un camioncino quasi a dimostrare una sorta di specularità) e che, dopo aver sopportato stoicamente senza reagire, scoppia in un impeto di violenza repressa.
Il cambiamento di registro dall’iniziale amenità della cittadina di Millbrook (Indiana) contrassegnata da un alone di pace, serenità e fratellanza tra i suoi abitanti fino ad arrivare ad una sorta di tacita e nascosta consapevolezza dei segreti che nasconde (nella persona di Tom, ma non solo) appare quasi impercettibile, ma è sicuramente ben realizzato anche grazie ad un cambiamento di tono nella fotografia che si incupisce ed ingrigisce man mano che si prosegue col “racconto” e della quasi del
tutto assente colonna sonora che arriva propiziamente a sottolineare i momenti di più alta tensione. Senza mai esagerare, Cronenberg filma i momenti salienti con cura e parsimonia regalandoci inquadrature importanti (quella iniziale - che sembra quasi un quadro dipinto per quanto è meravigliosamente fotografata -   in cui i due assassini dopo aver sterminato varie persone nella tavola calda escono e mettono a posto la sedia è davvero spettacolare) e soffermandosi su sguardi che raccontano più di mille parole, come quello finale tra Tom e Edie, straziante e latore di immense ed infinite interpretazioni.
A history of violence (che porta nel titolo tutta la sua essenza) è un film ricco di stile ed eleganza formale che riesce a insinuarsi prepotentemente nella mente dello spettatore.

Regia: 9
Sceneggiatura: 7,5
Recitazione: 8,5
Fotografia: 9
Colonna sonora: 8
Ambientazione: 8,5
Voto finale: 8,5

 

CITAZIONE DEL GIORNO
 
Le esperienze si possono anche leggere: non c’è bisogno di farle tutte di persona. (Marcello Mastroianni in "Verso sera")


LOCANDINA


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Categorie: cinema, david cronenberg, a history of violence