REGIA: David Lynch
CAST: Naomi Watts, Laura Helena Harring, Justin Theroux
ANNO: 2001
TRAMA:
L’aspirante attrice Betty, arriva a Los Angeles e nella casa di sua zia trova una donna che in seguito ad un incidente stradale ha perso la memoria. Betty cerca di aiutare l’intrusa a riscoprire la sua identità e nel corso delle ricerche vengono a galla numerose verità.

ANALISI PERSONALE
Un nuovo Twin peaks? Magari! Purtroppo la bigotta tv americana si è rifiutata di accettare questo straordinario film come pilot di una serie televisiva (nonostante Lynch si sia anche prodigato a fare dei tagli qua e là) e quindi il grande regista ha deciso di inserire un finale per concludere e conchiudere la storia e, grazie ad un produttore francese, ne ha fatto uno dei film più intensi ed importanti degli ultimi anni, vincendo addirittura il primo premio al Festival di Cannes (insieme al meraviglioso L’uomo che non c’era dei Coen), nonché numerosissimi altri premi. Certo sarebbe stato davvero fantastico poter avere una nuova serie televisiva diretta da Lynch, ma anche così non ci si può assolutamente lamentare. Lynch sforna una pellicola disturbante, a tratti indecifrabile e inesplicabile, ma sicuramente affascinante, ammaliante, sensuale, quasi ipnotizzante ed enormemente potente sia visivamente che emozionalmente e sensorialmente.
Uno sfrenato balletto anni ’50, stile musical colorato e movimentato, e subito dopo una soggettiva che ci “accompagna” su un letto e su un cuscino rosso. Di importanza “vitale” l’attenzione in questo momento iniziale della pellicola, perché molto probabilmente (ma non sicuramente, dato che il regista si rifiuta ancora oggi di dare una spiegazione al suo film) costituisce un punto fondamentale per la comprensione (ma è poi così importante comprendere? non è meglio lasciarsi trasportare dalla forza delle immagini e dei suoni, qui di vitale importanza, che si imprimono indelebilmente nei nostri occhi e nelle nostre viscere?) delle vicende che si svolgono a Mulholland drive e dintorni.
Tentare di riassumere la trama è cosa assai ardua, quanto oggettivamente inutile, dato che bisogna davvero guardarlo per lasciarsi trasportare nella dimensione onirica e surreale che il regista è riuscito a costruire. In breve i fatti sono questi: una donna molto affascinante ed avvenente è a bordo di una limousine e sta attraversando la famosa strada di Los Angeles, Mulholland drive. Ad un certo punto l’auto si ferma e i due uomini davanti puntano una pistola verso la donna. Prima che possano premere il grilletto, però, arriva un auto piena di ragazzi scalmanati che va a schiantarsi proprio contro la limousine. L’unica a sopravvivere è proprio la donna misteriosa (la sensualissima Laura Helena Harring) che scappa e si rifugia in una villa, prima che questa venga “abbandonata” dalla sua padrona dai capelli rossi. Nel frattempo un’aspirante attrice, apparentemente frivola e sgallettata (l’incisiva Naomi Watts) arriva con un aereo (sul quale ha fatto la conoscenza di due amabili vecchietti) dall’Ontario per riuscire a sfondare nel mondo del cinema. Si tratta di Betty ed è la nipote della padrona della villa nella quale si è rifugiata la donna misteriosa. Quando Betty arriva a casa, si accorge della presenza della donna e quando si rende conto che ha subito un grave incidente e che ha perso la memoria, decide di aiutarla a riacquistarla. La donna si farà chiamare Rita (a causa del poster di Gilda presente nel bagno della villa) e cercherà in tutti i modi di risalire alla propria identità e soprattutto di capire per quale motivo la sua borsa è piena di soldi e di una chiave blu dalla strana forma. A Rita verranno dei flash della sua vita passata, ad esempio si ricorderà di un nome Diane Selwyn, credendo che sia il suo. Questo sarà il punto di partenza delle ricerca delle due alleate che
durante il corso delle loro “investigazioni” finiranno anche a letto insieme e finiranno soprattutto per innamorarsi. Nel frattempo, si svolgono anche altre sottotrame apparentemente scollegate con quella principale, ma sicuramente facenti parte di un disegno generale. Il regista Adam Kasher (il particolare Justin Theroux) viene vessato da produttori, scagnozzi e strambi personaggi (il mitico nano di Twin Peaks!!) perché scelga come attrice protagonista del suo prossimo film una certa ragazza, tale Camilla Rhodes.

Il regista si oppone, perché aveva già pensato ad un’altra protagonista, ma viene minacciato e costretto a scegliere la donna suddetta. “E’ lei la ragazza”, gli verrà ripetuto un’infinità di volte da uno dei suddetti vessatori (niente poco di meno che lo stesso Angelo Badalamenti, il compositore solito dei film di Lynch, che qui si cimenta in uno straordinario cameo nel quale dopo aver assaggiato un’espressino, lo sputa in un tovagliolo gridando: “E’ una merda!”). A comparire sullo sfondo di questa contorta vicenda ci sono anche altri strambi personaggi: un killer maldestro che ricorda molto i personaggi tarantiniani davvero molto simpatico e divertente, un uomo che vede materializzarsi un suo incubo e per questo muore forse di crepacuore, un cowboy davvero molto singolare, un barbone mostruoso che recupera un oggetto importante per Betty e via dicendo. Inutile tentare di spiegare la presenza e l’esatto ruolo di ciascuno di questi personaggi, ma bisogna ammettere che ognuno di loro riesce ad essere estremamente enigmatico e inquietante, così come ambiguo ma sicuramente avvincente, coinvolgente e suggestivo è il finale del film.
Bisogna stare attenti ai nomi e ai ruoli, perché nel corso della pellicola questi tornano e ritornano, ma vengono posseduti ogni volta da personaggi diversi. Si tratta di un sogno? Si tratta di strane visioni dettate dal senso di colpa? Si tratta di allucinazioni? Ad un’iniziale (e forse, ma non è detto, superficiale visione) si potrebbe pensare alla prima ipotesi, che pare la più plausibile, ma se ci si sofferma a pensare e a rimuginare, si potrebbero dare alla pellicola numerose chiavi (ecco che ritorna la chiave) di lettura. E sta proprio in questo la particolarità e la straordinarietà di questo film che subisce una vera e propria cesura ad un certo punto: quando le due donne si recano a teatro a vedere cantare una famosissima cantante spagnola (una scena che porta con sé una carica emotiva davvero devastante, ma soprattutto un messaggio molto forte) e poi tornano a casa e Betty nella sua borsa trova un cubo blu che si apre proprio con la chiave di Rita. Una volta aperta la scatola, niente sarà più come prima, tutto verrà sconvolto e capovolto e bisogna stare molto attenti e avere la mente aperta e lucida per riuscire a rimanere ancorati alla visione. Tutto quello che abbiamo visto fino all’apertura del cubo era un sogno di Betty e quello che viene dopo e la dura e cruda realtà? Oppure si tratta del contrario? O ancora peggio è tutto vero, solo che avviene in dimensioni temporali diverse? Chi è Rita? Chi è Betty? Chi è Diane? Chi è Camilla? Chi è quel barbone e cosa rappresenta? Chi è quel cowboy e che cosa incarna? Chi sono quei due vecchietti che Betty aveva conosciuto sull’aereo? A queste domande ci sono molteplici e differenti risposte. L’unico personaggio che sembra rimanere sempre sé stesso è il regista Adam (sarà un caso?). Ad aggiungersi ed affastellarsi alle tematiche dell’ignoto, dell’amore non corrisposto, del senso di colpa, della solitudine e della degradazione; c’è anche un’analisi sui meccanismi di Hollywood (rappresentata proprio dalla Mulholland drive) e delle sue logiche crudeli e spietate (i produttori e i “mafiosi” che vogliono imporre la protagonista al regista, l’attrice brava e valente che viene scalzata dalla femme fatale che va a letto
col regista e via dicendo). Mulholland drive non è un film semplice o di facile digestione, soprattutto se si è sensibili a certe visioni e a certe sensazioni. Contribuisce a rendere il risultato ancora più incisivo, la straordinaria colonna sonora (del già citato Angelo Badalamenti) che permea ogni singolo fotogramma rendendolo più che una semplice immagine e trasformandolo in un pezzo essenziale e determinate dell’enorme, confuso e intrigante puzzle che è questa pellicola.

CITAZIONE DEL GIORNO
LOCANDINA

REGIA: David Lynch
CAST: Jack Nance, Charlotte Stewart, Allen Joseph, Jeanne Bates, Jean Lange, Laurel Neal, Judith Anna Roberts, Jack Fisk, Thomas Coulson, John Monez, Darwin Joston, Neil Moran
ANNO: 1977
TRAMA:
Henry Spencer è un uomo psicologicamente labile che vive nei bassifondi e che sopporta stoicamente la sua posizione. Quando va a trovare la fidanzata che non vedeva da tempo, l’epilettica Mary, scopre che questa ha partorito prematuramente un feto mostruoso ed è costretto a sposarla. Solo che il figlio ha problemi di salute e sua madre disperata dai continui pianti lo abbandona per tornare a casa. Henry è lasciato solo ad occuparsene, cosa che gli procurerà non pochi squilibri mentali.

ANALISI PERSONALE
Se ancora non ne fossimo stati sicuri al 100%, questa pellicola ce ne da la conferma: David Lynch è un pazzo, e che pazzo! Senza il suo tocco allucinante e folle, il cinema non sarebbe lo stesso. Sarebbe un po’ come fare a meno di una parte di noi, quella più irrazionale, più nascosta e repressa, ma non per questo più debole. Il regista, con questo suo primo “parto” difficile e sofferto, ci mostra forse quali sono le sue paure più recondite e i suoi dolori nascosti (appare lampante il richiamo alla sua vera esperienza con la prima moglie, con la quale viveva nei bassifondi…). E’ inutile stare a cercare di raccontare linearmente la trama e gli avvenimenti di questa pellicola, anche perché sono assolutamente ininfluenti. Così come inutile è stare a cercare di decifrare tutte le sconcertanti immagini che ci vengono mostrate o tutti i messaggi nascosti o meno nei vari personaggi, negli oggetti, nei suoni e via dicendo. “Un sogno di cose oscure e inquietanti”, ecco qual è l’autodefinizione che Lynch ha dato della sua prima opera. E in effetti, è difficile non rimanere impressionati e quasi shockati dal delirio che minuto dopo minuto prende forma sullo schermo. I nostri occhi e la nostra mente vagano da una scena all’altra sempre più sconcertati e increduli, ma comunque attenti e affascinati soprattutto. Se alcune visioni appaiono a dir poco disturbanti, la condizione di Henry che scivola sempre più in una spirale di ossessioni e di sogni a dir poco angosciosi è quasi condivisibile. Il pover’uomo, già di per sé problematico perché alienato dal resto della società, è chiamato a sopportare delle situazioni eccessivamente estreme. La cena a casa dei genitori di Mary è il preludio di una serie di sempre più spaventose e insopportabili esperienze. Durante il pasto, la madre di Mary viene colta da un attacco epilettico, il pollo posto nel suo piatto comincia a sanguinare a fiotti e a muoversi meccanicamente, la nonna completamente immobile fuma una sigaretta senza prenderla mai in mano, il padre di Mary continua a sorridere enigmaticamente e alla fine gli viene fatta anche la rivelazione sconcertante: Mary ha partorito prematuramente un feto che si stenta a credere possa essere un bambino, quindi Henry è costretto a sposarla e a portarla con sé nella sua misera e piccola stanza. All’inizio sembra andare
bene, Mary si occupa del suo “mostriciattolo” (che è un misto tra una rana ed E.T.) ma ben presto questi si rivela malato e non fa altro che piangere disturbando il sonno dei suoi genitori. Mary disperata allora abbandona figlio e marito e torna a casa sua. Henry tenta di abbandonare il suo bambino, ma questi ogni volta che suo padre si avvicina alla porta comincia a strillare a più non posso. Quindi l’uomo tenta, come può, di aiutare il piccolo essere (che se all’inizio crea disgusto, col passare del tempo fa quasi tenerezza), ma nel farlo scivola sempre più nell’oblio della follia.

Comincia ad umanizzare gli oggetti attorno a sé: dal termosifone prende vita una donna sfigurata in volto (con le guance estremamente gonfie) che canta su un palco un motivetto che inneggia alla bellezza del Paradiso, mentre è intenta a schiacciare la testa a delle larve schifose; da un vaso raccoglie una sorta di vermiciattolo che appare più vivo di suo figlio; va a letto con la vicina di casa e durante l’atto sprofondano in una tinozza contenente un liquido bianco non ben identificato; durante un altro sogno la sua testa si stacca dal suo corpo e viene sostituita da quello di suo figlio; la stessa testa va a finire ai piedi di un bambino che la vende ad una fabbrica che la usa per fabbricare gomme da cancellare; il feto mostruoso alla fine si trasforma in qualcosa di davvero orribile e spaventoso e via dicendo…Di questo genere di visioni il film è pregno e si riesce a rimanerne contemporaneamente impressionati e suggestionati anche grazie alla visionarietà che il regista è riuscito ad immettere nella sua pellicola, resa anche tramite una fotografia molto particolare e da una colonna sonora che ci “opprime” con una serie di incessanti suoni stridenti che non fanno altro che accrescere il livello di disturbo e di angoscia creato dalle immagini.
Il film comincia facendoci immergere immediatamente nel clima fantastico e surreale che contrassegna tutto il resto della pellicola, dato che la prima immagine che ci viene mostrata è proprio quella della testa del protagonista (contrassegnata da una capigliatura molto singolare, come quella del regista: sarà un caso?) che fluttua su una specie di pianeta e subito dopo quella di una specie di macchinista completamente pieno di cicatrici che muove un non ben identificato marchingegno. Lo stesso macchinista farà la sua comparsa alla fine della pellicola e degli incubi di Henry, mostrandoci la sua incapacità a governare ancora la sua macchina (che è molto probabilmente il pianeta sul quale si andava a posare la testa di Henry) che si sfalda sotto i suoi (e i nostri) occhi. Ad Henry, quindi, non rimane altro che lasciarsi andare in una danza onirica con la donna deformata…La pellicola porta con sé tutta la potenza e la comunicatività espressiva delle immagini e dei suoni, così come pochi film sono riusciti a fare (tra cui gli stessi successivi del regista, compreso anche uno dei telefilm più belli della storia e cioè Twin peaks), anche grazie alla quasi totale assenza di dialoghi tra i protagonisti, dialoghi che per fortuna non sono stati doppiati nella versione italiana. Eraserhead non è un film per tutti, dato che è completamente antinarrativo, estremamente impressionante e quasi fastidioso, con alcune sequenze al limite della sopportabilità (soprattutto quella finale del feto che
comincia a secernere una sostanza disgustosa), ma che contribuiscono a mettere sotto la lente d’ingrandimento le nostre inquietudini e le nostre angosce più recondite, riuscendo quindi in quello che molto probabilmente era l’intento del regista nel quale quasi sicuramente si riscontrano caratteristiche simili ad Henry: l’alienazione, la visionarietà, una potente immaginazione e una sorta di incapacità di esplicare linearmente e comprensibilmente gli stati d’animo e le emozioni.

CITAZIONE DEL GIORNO
LOCANDINA

REGIA: David Lynch
CAST: Isabella Rossellini, Kyle MacLachlan, Dennis Hopper, Laura Dern
ANNO: 1986
TRAMA:
Il giovane Jeffrey trova in un prato un orecchio umano. Dopo averlo mostrato al detective decide di investigare, incuriosito, per conto proprio, aiutato dalla figlia stessa del detective, Sandy. Le ricerche li porteranno ad investigare su Dorothy, una cantante di night, che cela dei segreti inconfessabili…
ANALISI PERSONALE
Si sa, quando si parla di David Lynch, il paranormale, la violenza, il sesso, il mistero, l’oscurità non mancano mai. In questo caso ci troviamo di fronte ad un film altamente violento, soprattutto per l’epoca nel quale è uscito, ma pregno di messaggi subliminali e non. Cosa si nasconde dietro la facciata apparentemente normale della middle class americana? Cosa cela l’animo umano? Quali sono le più nascoste perversioni degli uomini? Che tipo di persone popolano questo “strano mondo”?
Il regista risponde a modo suo a molte di queste domande in maniera originale, patinata, incisiva e altamente comunicativa, nel bene e nel male. Perché sono convinta che anche Lynch è uno di quei registi, di quei personaggi che o si amano o si odiano, proprio perché i suoi messaggi sono forti, a volte scomodi come forti sono le immagini e le parole di cui si serve per esprimerli.
“Non so se sei un detective o un pervertito.”

Questa volta tramite i suoi occhi, possiamo osservare la vera violenza, possiamo avere veramente paura. Perché il nuovo ospite è Frank un boss malavitoso che ha rapito marito e figlio di Dorothy e che per questo la costringe ad assurdi, perversi e violenti giochi psicologici e sessuali. Molte scene di questa sequenza sono state tagliate proprio perché ritenute davvero troppo violente e molte cose le possiamo intuire solo dallo sguardo terrorizzato di Jeffrey (un sempre bravo e perfetto Kyle MacLachlan). Da questo momento in poi il ragazzo non si darà pace e investigherà a tutta forza, scattando foto, inseguendo Frank e i componenti della sua crosca e mettendosi persino nei guai per aiutare la povera Dorothy. Verrà infatti scoperto da Frank ad amoreggiare con la cantante nel suo appartamento e i due verranno portati nel loro grottesco e colorato covo, pieno di gente strana tra cui un simil-cantate truccatissimo che intona canzoni del grande Roy Orbison.
Tra un’indagine e l’altra i due ragazzi si accorgeranno di essere innamorati e il povero Jeffrey verrà persino inseguito dall’ex ragazzo di Sandy ingelosito e furioso. Durante l’inseguimento arriveranno fuori dall’appartamento di Dorothy e troveranno la donna tutta nuda e delirante. L’ex ragazzo geloso desisterà dai suoi intenti violenti e Jeffrey, nonostante la presenza di Sandy, che non conosceva il rapporto speciale che si era creato tra i due, aiuterà la donna tra una lacrima, un abbraccio e l’altro. Alla fine i nodi verranno al pettine, non vi dico come, ma ci sarà da “divertirsi”, tra un’incursione e l’altra, una sparatoria e l’altra.
Blue velvet è un film inusuale, non convenzionale, pieno di chicche e di particolari ben studiati, come le luci, le atmosfere, le ambientazioni, quasi alla Twin Peaks. Per non parlare della bellissima colonna sonora con le musiche di Angelo Badalamenti e le bellissime canzoni di Roy Orbison di cui Lynch è un appassionato. Anche la sceneggiatura è molto originale, semplice ma incisiva al punto giusto, concisa ma perfettamente adeguata alle situazioni, ai personaggi, agli ambienti. Velluto blu è un film degli anni ’80 e questo aspetto trasuda in ogni singola scena, dagli abbigliamenti, dalle capigliature, dalle musiche, da tutto. Velluto blu è però un film che può benissimo essere
decontestualizzato e ambientato in qualsiasi epoca, perché la perversione, la violenza, la cattiveria, ma anche l’altruismo e la curiosità sono sentimenti eterni e senza età, ahimè per alcuni e per fortuna per altri.
Consigliato a chi apprezza lo stile particolarissimo di Lynch, sconsigliato a chi si scandalizza facilmente.
Regia: 9
Recitazione: 8
Sceneggiatura: 8
Fotografia: 8
Colonna sonora: 8,5
Ambientazione: 8,5
Voto finale: 8,5
CITAZIONE DEL GIORNO
LOCANDINA
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Quando andò in onda in Italia per la prima volta Twin Peaks ero troppo piccola per gustarmelo appieno come ho fatto crescendo con altre serie televisive. Ma non appena ho potuto procurarmelo non me lo sono di certo fatto scappare, richiamata ovviamente dalla partecipazione alla regia del grande David Lynch, che mi incuriosisce ogni volta che si parla di lui o di un suo progetto o lavoro. Twin Peaks (di cui ho visto solo la prima serie e di cui a breve visionerò la seconda), è entrato di diritto tra le mie cinque serie televisive preferite di sempre. E' davvero raro trovare in un telefilm atmosfere così cupe e tetre e al tempo stesso così amene e tranquille, con delle musiche da brivido (la solita collaborazione di Lynch con Angelo Badalamenti). Non è da meno la storia portante che è appunto l'assassinio della giovane Laura Palmer, da cui il tormentone "Chi ha ucciso Laura Palmer?", e la successiva indagine dell'affascinante, carismatico quanto strambo e geniale agente Cooper (interpretato dal bravissimo Kyle MacLachlan). A fare da sfondo alle indagini, i vari abitanti di questa cittadina quasi sperduta, che si conoscono tutti e che sono tutti apparentemente delle tranquille e brave persone. In realtà ognuno di loro cela dei segreti, più o meno pericolosi, più o meno interessanti, più o meno scandalosi. Abbiamo ad esempio i genitori della vittima, Chatrine (una bravissima Piper Laure) e Leland (un invasato Ray Wise), e moltissimi altri, tutti da scoprire e da amare o disprezzare a seconda dei casi. Immergetevi nel mondo di Twin Peaks, dove niente è come sembra e dove i pericoli sono dietro l'angolo!

Twin Peaks rappresenta senz'altro una delle esperienze televisive più originali e affascinanti di sempre.Creata nel 1990 dalle menti geniali di David Lynch e Mark Frost, è diventata in poco tempo una vera e propria serie di culto, capace di proporre e affrontare tematiche fino ad allora estranee alla televisione americana e non solo... E' importante sottolineare come non ci sia un termine ben preciso con il quale poterla classificare;essa è infatti il risultato della fusione di generi diversi,che vanno dalla commedia al thriller,dall'horror al sentimentale, dal drammatico al fantascientifico Questo elemento di ambiguità ci accompagna in una dimensione apparentemente normale, ma al tempo stesso inquietante,misteriosa ed ignota. Tutto comincia il giorno in cui viene ritrovato su una spiaggia il cadavere nudo,avvolto in un sacco di plastica,della diciassettenne Laura Palmer, reginetta di bellezza della high school di Twin Peaks, una cittadina dello stato di Washington al confine con il ");
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Elemento di grande rilevanza è sicuramente la cosiddetta Loggia Nera(sede del male oscuro di Twin Peaks), la quale costituisce un' importante chiave di lettura per il susseguirsi delle vicende.Da sottolineare, inoltre, la minacciosa presenza dei Boschi come elemento inquietante e affascinante al tempo stesso e, all'interno di essi, quella dei gufi, il cui verso cupo e misterioso è un effetto sonoro che si ripete costantemente nel corso delle puntate. Notevole infatti l'importanza delle Componenti Musicali, fondamentali per la creazione delle tanto decantate atmosfere che hanno reso celebre la serie; Lynch si affida per la loro composizione al musicista di origini italiane Angelo Badalamenti, scegliendo come colonna sonora la memorabile Falling cantata da Julee Cruise. Sono quindi numerosi gli elementi che hanno contribuito alla realizzazione di questo capolavoro televisivo di cui potrete avere un assaggio visionando queste pagine; certo è che per comprenderne a pieno la grandezza è necessario guardarlo con i propri occhi (è consigliabile la versione in lingua originale).

CURIOSITA'
Laura Palmer e la cugina-sosia Madeleine Ferguson sono interpretate dalla stessa attrice (Sheryl Lee); i due personaggi differiscono infatti solo per quanto riguarda il colore dei capelli. Il nome che Lynch ha scelto di dare alla cugina di Laura non è casuale: si chiamava Madeleine anche Kim Novak nel filmVertigo (La Donna Che Visse Due Volte) di Alfred Hitchcock, dove questa "muore" e poi riappare castana. Inoltre Maddy proviene dal Montana, e precisamente da Missoula, la stessa cittadina dove nel 1946 nacque David Lynch.
La poesia che Windom Earle consegna a Audrey, Dana e Shelly, si intitola La Filosofia dell' Amore ed è stata scritta nel 1819 dal poeta inglese Percy Bysshe Shelley.Nella puntata n° 7 c'è una curiosa scena ambientata al One Eyed Jack' s: una piccola vecchietta con la gobba sta cucendo sul vestito di Audrey una carta da gioco con raffigurata la regina di quadri. Quando nella stanza sta per entrare Benjamin Horne, la vecchietta scappa ed esce dalla stanza attraverso una piccola porta situata sul retro della camera. La scena è tratta da un celebre racconto dei fratelli Grimm
Conosciutisi sul set di Twin Peaks, Lara Flynn Boyle (Dana Hayward) e Kyle MacLachlan (agente Cooper) ebbero una breve storia d'amore. In quegli stessi anni David Lynch viveva un lunga relazione con l'attrice italiana Isabella Rossellini, protagonista del suo film del 1986 Velluto Blu.
David Lynch ha diretto anche alcuni celebri spot televisivi per prodotti come Playstation 2, Nissan Micra, Pasta Barilla e tanti altri.
Jack Nance (Pete Martell), morto nel 1996, fu sposato con Catherine Coulson (la signora del Ceppo).