postato da Ale55andra alle ore 14:24
sabato, 05 gennaio 2008

REGIA: David Fincher

CAST: Robert Downey Jr, Mark Ruffalo, Jake Gyllenhaal, Brian Cox, Anthony Edwards, Chloe Sevigny,
ANNO: 2007

TRAMA:

E’ la vera storia del serial killer Zodiac che imperversò a San Francisco tra gli anni ’70 e gli anni ’80 che non fu mai catturato, nonostante ad essere sulle sue tracce ci fossero dei valenti poliziotti e giornalisti.

 



ANALISI PERSONALE

Iniziamo col mettere subito le cose in chiaro: Zodiac non è il solito thriller pieno di inseguimenti, suspance, lotte e sangue a fiotti e soprattutto non si sofferma a raccontare le imprese del serial killer e i suoi movimenti per nascondersi dalla polizia. Zodiac è, invece, un’intensa, interessante e tesa “ospitata” nella parte opposta, nelle vite di coloro che si sono prodigati per riuscire a scoprire l’identità dell’assassino, in questo caso tre particolarissimi e affascinanti personaggi: il detective Dave Toschi (Mark Ruffalo), il giornalista in cerca dello scoop Paul Avery (Robert Downey Jr) e il vignettista curioso Robert Graysmith (Gake Gyllenhaal).

Tutto ha inizio nell’estate del 1968 quando a San Francisco vengono scoperti dei cadaveri e il loro assassino comincia a rivendicarne l’uccisione mandando lettere al Chronicle e ad altri giornali locali. Queste lettere sono piene di messaggi cifrati, di codici e simboli difficili da comprendere ed è così che Robert, appassionato di enigmistica comincia ad incuriosirsi al caso e a “tampinare” il collega Paul che si occupa della notizia. Molto presto Zodiac, così si fa chiamare il serial killer, comincia a sfidare anche la polizia che arranca tra 2300 sospetti.
Risolvere il caso diventa cosa alquanto ardua, dato che Zodiac comincia a rivendicare anche omicidi non suoi. Ma la sua presenza comincia a farsi sempre più pressante: continua ad inviare messaggi sia alla polizia che ai giornali, telefona addirittura in diretta ad una trasmissione televisiva per parlare con l’avvocato Melvin Belli (un caratteristico Brian Cox) senza farsi intercettare e continua a mantenere contatti con lui facendo forse quello che è l’unico errore lungo la sua strada.
Nel frattempo riuscire ad identificare l’assassino che continua a mietere vittime e a fare minacce pesanti (annuncia di uccidere un intero autobus di bambini per “porre fine al suo mal di testa”), diventa per i protagonisti di questo film una vera e propria ossessione.
Paul appare in televisione e per questo viene preso di mira da Zodiac che lo minaccia di morte e quando appare chiaro che l’assassino non uscirà mai allo scoperto, il giornalista si lascerà andare all’alcool e alla droga arrivando con gli anni a perdere il proprio lavoro e a trasferirsi in una fetida casa galleggiante.
Toschi, invece, getterà la spugna e dopo essere stato abbandonato dal suo fedele collega Bill Armstrong (Anthony Edwards), comincerà a trascurare sempre più il caso Zodiac sentendosi internamente un fallito per non essere riuscito a smascherare il serial killer che continua a sfidarlo chiamandolo con appellativi poco lusinghieri come “porco”.
L’unico a non mollare la presa sarà il testardo Robert, forse poco soddisfatto del suo semplice lavoro di vignettista, che metterà anima e corpo nella ricerca del fantomatico Zodiac con l’intenzione di scriverne un romanzo.



Arriverà più volte vicino alla soluzione, e molto spesso i nomi a cui si avvicinerà saranno solo la proiezione del suo forte desiderio di trovare a tutti i costi un colpevole. Forte desiderio che arriva quasi ad offuscargli la mente divenendo un’ossessione pericolosa, dato che per esaudirlo abbandona lavoro e fa allontanare persino sua moglie (una rigorosamente perfetta Chloe Sevigny) e i suoi figli.
Nel frattempo Zodiac è diventato un personaggio (sottile critica alla spettacolarizzazione del crimine e della violenza), si fanno addirittura dei film ispirati alla sua figura, dei film nei quali alla fine il poliziotto buono ammazza l’assassino cattivo, cosa che Toschi non può e non vuole fare. E nel corso degli anni i nostri tre protagonisti interagiscono tra loro per riuscire ad incastrare Zodiac, arrivando a restringere il numero dei sospetti, ma senza giungere ad una conclusione positiva.
Sono passati molti anni ma ognuno di loro non è mai riuscito a liberarsi dalla presenza ossessiva di Zodiac che in un modo o nell’altro è riuscito a rovinare le loro esistenze. Ma chi l’ha detto che a lungo andare forse la perseveranza, l’ostinazione, la testardaggine e l’impegno non vengono premiti?

Al di là della sua eccessiva durata, che sinceramente non si fa sentire, Zodiac è una perfetta analisi psicologica di tre persone unite nell’intento ma separate nei modi di raggiungerlo. Contrassegnato da un’atmosfera garbatamente e perfettamente anni ’70 e da una fotografia dai colori tenui e cupi, il film riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore anche grazie all’abilissima qualità recitativa dei tre attori protagonisti (una triade davvero sublime con un Robert Downey Jr più graffiante che mai, un Mark Ruffalo fortissimo e un Gake Gyllenhaal perfettamente sotto tono all’inizio ed estremamente dinamico alla fine) e ad un via vai di dialoghi sferzanti, veloci e pungenti che fanno apprezzare ulteriormente la perfetta sceneggiatura davvero molto ricca di particolari e priva di qualsiasi sbavatura. Interessantissimo, inoltre, il cambiamento di stile nella regia di Fincher che ci aveva abituati alla velocità estrema delle immagini e dei suoni col suo consueto stile videoclipparo e che qui invece indugia sui volti, sugli oggetti e sulle situazioni. Una regia leggera, insomma, che ci regala però dei momenti di alto cinema come nella scena del primo omicidio sulle note di Hurdy Gurdy di Donovan (nella quale sembra di seguire i passi dell’assassino ma poi ci si accorge di essere “alle calcagna” della vittima) o in quella dell’assalto ad una giovane coppia appartata vicino ad un lago o quella ricca di pathos e lontanamente hitckoockiana dello scantinato (nel film viene ripetuto più volte che è raro che nelle case di San Francisco ci sia uno scantinato) in cui Robert si reca per trovare ulteriori indizi o quella sublime del grattacielo che sorge sulla città.

Un applauso meritatissimo va quindi al regista e al cast della pellicola che sono riusciti a dar vita ad un film secco, forte, teso e ricco, quasi asciutto, insomma, fino ad arrivare all’ultima emozionantissima scena.

 
Regia: 8,5
Sceneggiatura: 9
Recitazione: 8,5
Fotografia: 8,5
Colonna sonora: 8
Ambientazione: 8
Voto finale: 8,5

 

"L'uomo è l'animale più pericoloso di tutti"


CITAZIONE DEL GIORNO

Ho qui il tuo oroscopo: c’è scritto che oggi hai chiuso. (da "Scommessa con la morte")


LOCANDINA


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Categorie: cinema, zodiac, david fincher, 2007

postato da Ale55andra alle ore 12:15
venerdì, 04 maggio 2007

REGIA: David Fincher
CAST: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Letho, Zach Grenier, Richmond Arquette, David Andrews, George Maguire, Eugenie Bondurant, Christina Cabot
ANNO: 1999


TRAMA:
Un giovane impiegato, normale e noioso, soffre d’insonnia acuta e il suo medico gli consiglia di frequentare le riunioni dei malati terminali per provare a condividere il loro dolore e le loro sofferenze in modo da riuscire a dormire la notte. Qui incontra un’altra falsa”malata”, Marla Singer che lo affascina in modo pericoloso. Ma la donna non è l’unica conoscenza pericolosa che fa, infatti, in aereo si imbatte in Tyler Durden un giovane anarchico a cui è saltata in aria la casa. L’amicizia tra i due si rivelerà ben presto qualcosa di diverso, di misterioso e agghiacciante…

 

 


ANALISI PERSONALE

Ammetto che sicuramente Fight Club è diventato uno dei miei film preferiti per la scelta degli attori protagonisti: Edward Norton, il giovane impiegato, Brad Pitt, l’anarchico mezzo pazzo e Helena Bonam Carter, la femme fatale. Tutti e tre estremamente perfetti in questi ruoli, tutti e tre all’apice delle loro abilità recitative. Inoltre, la regia movimentata, subliminale e caotica di Fincher ha contribuito a farmi interessare ulteriormente alla pellicola.

Il piccolo impiegato ormai stufo della propria vita monocorde e monotona, e forse per questo malato di insonnia, comincia a fare delle conoscenze un po’ strane, prima tra tutte quella con la bella Marla che forse lo condurrà a comportarsi come si comporterà, per riuscire a conquistare il suo rispetto e la sua stima. Ma è Tyler, il bello e tenebroso, l’anarchico violento che si rivelerà la scoperta più sconcertante del film. Per riuscire a liberare il protagonista dalla sua apatia lo porterà ad una serie di incontri clandestini gestiti da un gruppo chiamato appunto Fight club.

 

Siamo la canticchiante e danzante merda del mondo.

Ci verranno mostrate numerose lotte e le varie serate degli adepti di questa “setta” che col passare del tempo diventerà qualcosa di più, qualcosa di veramente pericoloso e sconcertante. Una setta con le proprie regole da rispettare e da seguire fedelmente. Una setta che si rivelerà nella sua vera natura come si rivelerà il nostro Tyler che non è quello che sembra o quello che crediamo per la maggior parte del film.

Regole del Fight Club

  • Prima regola del Fight Club: non si parla del Fight Club.
  • Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club.
  • Terza regola del Fight Club: se qualcuno si accascia, è spompato, grida basta, fine del combattimento.
  • Quarta regola del Fight Club: si combatte solo due per volta.
  • Quinta regola del Fight Club: un combattimento alla volta.
  • Sesta regola del Fight Club: niente camicia, niente scarpe.
  • Settima regola del Fight Club: i combattimenti durano tutto il tempo necessario.
  • Ottava regola del Fight Club: se è la vostra prima sera al Fight Club, dovete combattere.

Tra le scene più belle, oltre a quelle dei vari combattimenti già citate, c’è quella della lotta tra Edward Norton e Brad Pitt che poi in realtà è una lotta singolare, contro se stessi (ma non sto qui a svelarvi troppe cose), e anche quelle nelle quali i due protagonisti si divertono a combinarne di tutti i colori, tra la fabbricazione di una saponetta e l’altra.

Il bello di questo film, inoltre, è che si svolge quasi sempre di notte e fotografa una schiera di personaggi fuori dal normale, sopra le righe, molto caratterizzati, soprattutto (ovviamente) Marla e Tyler.

Possiamo apprezzare, oltre al livello recitativo alto e alla buona regia, un’ottima sceneggiatura, con la voce narrante fuori campo di Edward Norton che ci da delle vere e proprie perle rare di saggezza. Ma anche i dialoghi fitti e veloci non sono da meno. La fotografia è molto ben curata e lancia delle immagini subliminali che non tutti sono riusciti a cogliere, ma se si presta attenzione sono riconoscibilissime. La colonna sonora sfrenata e movimentata è adeguatissima al tipo di film e di storia narrata. E già, perché la storia narrata è quella di come una vita “impiegatizia”, monotona e noiosa possa portare chiunque sull’”orlo di una crisi di nervi” e quindi a cercare nuove emozioni, forti sensazioni, quasi delle vie di fuga dalla normalità ormai odiata e non più sopportabile.

Le cose che possiedi, finiscono col possederti.

 Sarà forse un caso che il nostro Norton trovi questa via di fuga nella violenza, nei combattimenti? O il notro Fincher voleva essere volutamente violento e comunicare un messaggio negativo giustificando magari quelle persone che diventano violente proprio per noia? Io non credo affatto, a parte che la pellicola è tratta dal romanzo di Chuck Palahniuk, ed è riprodotta fedelmente, tranne nel finale; ma poi credo anche che comunque quella della violenza e dei combattimenti clandestini che sfociano in atti terroristici veri e propri, sia una metafora che ci invita a risvegliare le nostre menti e i nostri corpi da questo torpore che ci contraddistingue tutti all’interno delle società moderne. Il torpore e magari anche la pigrizia che ci porta a far parte di una società fatta quasi di prototipi tutti uguali, tutti indottrinati e guidati da forze superiori, quali il lavoro, l’economia, i soldi…

Noi non siamo il nostro lavoro, non siamo quello che guadagniamo!

La pubblicita' ci mette nell'invidiabile posizione di desiderare auto e vestiti, ma soprattutto possiamo ammazzarci in lavori che odiamo per poterci comprare idiozie che non ci servono affatto.

 

Tutto questo viene espresso e comunicato magistralmente da questo bellissimo film a mio avviso.
Ma del resto, a suo tempo, cominciai a vedere Fight Club piena di aspettative, proprio perché Fincher con i precedenti Seven e The game non mi aveva affatto delusa, anzi. Sceglie sempre dei bravissimi attori, prendi Morgan Freeman, Kevin Spacey, Michael Douglas, Sean Penn, ecc…

Non si riesce davvero a rimproverare o a trovare un difetto a Fight Club: ottimi attori, regia originale, quasi pubblicitaria (Fincher ha iniziato infatti come regista pubblicitario), stupenda ambientazione metropolitana tetra e cupa quasi alla Blade Runner, fotografia particolare e curatissima, colonna sonora incalzante e godibilissima, aforismi, metafore, significati sparsi profondi quanto scomodi e veri.


 Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto?


Consigliato a chi vuole vedere un po’ d’azione adrenalinica ed originale, sconsigliato ai perbenisti.

 

Regia: 9
Sceneggiatura: 9,5
Recitazione: 9,5
Fotografia: 8,5
Colonna sonora: 9
Ambientazione: 9
Voto finale: 9

Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo ne' posto. Non abbiamo la grande guerra ne' la grande depressione. La nostra grande guerra è spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita.

 


CITAZIONE DEL GIORNO

E’ difficile capire quando fermarsi in una gara di resistenza. (dal film "Caccia a Ottobre Rosso")


LOCANDINA

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Categorie: cinema, fight club, david fincher