postato da Ale55andra alle ore 17:04
venerdì, 11 aprile 2008

REGIA: David Lynch

CAST: Naomi Watts, Laura Helena Harring, Justin Theroux
ANNO: 2001

TRAMA:

L’aspirante attrice Betty, arriva a Los Angeles e nella casa di sua zia trova una donna che in seguito ad un incidente stradale ha perso la memoria. Betty cerca di aiutare l’intrusa a riscoprire la sua identità e nel corso delle ricerche vengono a galla numerose verità.

 



ANALISI PERSONALE

Un nuovo Twin peaks? Magari! Purtroppo la bigotta tv americana si è rifiutata di accettare questo straordinario film come pilot di una serie televisiva (nonostante Lynch si sia anche prodigato a fare dei tagli qua e là) e quindi il grande regista ha deciso di inserire un finale per concludere e conchiudere la storia e, grazie ad un produttore francese, ne ha fatto uno dei film più intensi ed importanti degli ultimi anni, vincendo addirittura il primo premio al Festival di Cannes (insieme al meraviglioso L’uomo che non c’era dei Coen), nonché numerosissimi altri premi. Certo sarebbe stato davvero fantastico poter avere una nuova serie televisiva diretta da Lynch, ma anche così non ci si può assolutamente lamentare. Lynch sforna una pellicola disturbante, a tratti indecifrabile e inesplicabile, ma sicuramente affascinante, ammaliante, sensuale, quasi ipnotizzante ed enormemente potente sia visivamente che emozionalmente e sensorialmente.
Uno sfrenato balletto anni ’50, stile musical colorato e movimentato, e subito dopo una soggettiva che ci “accompagna” su un letto e su un cuscino rosso. Di importanza “vitale” l’attenzione in questo momento iniziale della pellicola, perché molto probabilmente (ma non sicuramente, dato che il regista si rifiuta ancora oggi di dare una spiegazione al suo film) costituisce un punto fondamentale per la comprensione (ma è poi così importante comprendere? non è meglio lasciarsi trasportare dalla forza delle immagini e dei suoni, qui di vitale importanza, che si imprimono indelebilmente nei nostri occhi e nelle nostre viscere?) delle vicende che si svolgono a Mulholland drive e dintorni. 
Tentare di riassumere la trama è cosa assai ardua, quanto oggettivamente inutile, dato che bisogna davvero guardarlo per lasciarsi trasportare nella dimensione onirica e surreale che il regista è riuscito a costruire. In breve i fatti sono questi: una donna molto affascinante ed avvenente è a bordo di una limousine e sta attraversando la famosa strada di Los Angeles, Mulholland drive. Ad un certo punto l’auto si ferma e i due uomini davanti puntano una pistola verso la donna. Prima che possano premere il grilletto, però, arriva un auto piena di ragazzi scalmanati che va a schiantarsi proprio contro la limousine. L’unica a sopravvivere è proprio la donna misteriosa (la sensualissima Laura Helena Harring) che scappa e si rifugia in una villa, prima che questa venga “abbandonata” dalla sua padrona dai capelli rossi. Nel frattempo un’aspirante attrice, apparentemente frivola e sgallettata (l’incisiva Naomi Watts) arriva con un aereo (sul quale ha fatto la conoscenza di due amabili vecchietti) dall’Ontario per riuscire a sfondare nel mondo del cinema. Si tratta di Betty ed è la nipote della padrona della villa nella quale si è rifugiata la donna misteriosa. Quando Betty arriva a casa, si accorge della presenza della donna e quando si rende conto che ha subito un grave incidente e che ha perso la memoria, decide di aiutarla a riacquistarla. La donna si farà chiamare Rita (a causa del poster di Gilda presente nel bagno della villa) e cercherà in tutti i modi di risalire alla propria identità e soprattutto di capire per quale motivo la sua borsa è piena di soldi e di una chiave blu dalla strana forma. A Rita verranno dei flash della sua vita passata, ad esempio si ricorderà di un nome Diane
Selwyn, credendo che sia il suo. Questo sarà il punto di partenza delle ricerca delle due alleate che durante il corso delle loro “investigazioni” finiranno anche a letto insieme e finiranno soprattutto per innamorarsi. Nel frattempo, si svolgono anche altre sottotrame apparentemente scollegate con quella principale, ma sicuramente facenti parte di un disegno generale. Il regista Adam Kasher (il particolare Justin Theroux) viene vessato da produttori, scagnozzi e strambi personaggi (il mitico nano di Twin Peaks!!) perché scelga come attrice protagonista del suo prossimo film una certa ragazza, tale Camilla Rhodes.

Il regista si oppone, perché aveva già pensato ad un’altra protagonista, ma viene minacciato e costretto a scegliere la donna suddetta. “E’ lei la ragazza”, gli verrà ripetuto un’infinità di volte da uno dei suddetti vessatori (niente poco di meno che lo stesso Angelo Badalamenti, il compositore solito dei film di Lynch, che qui si cimenta in uno straordinario cameo nel quale dopo aver assaggiato un’espressino, lo sputa in un tovagliolo gridando: “E’ una merda!”). A comparire sullo sfondo di questa contorta vicenda ci sono anche altri strambi personaggi: un killer maldestro che ricorda molto i personaggi tarantiniani davvero molto simpatico e divertente, un uomo che vede materializzarsi un suo incubo e per questo muore forse di crepacuore, un cowboy davvero molto singolare, un barbone mostruoso che recupera un oggetto importante per Betty e via dicendo. Inutile tentare di spiegare la presenza e l’esatto ruolo di ciascuno di questi personaggi, ma bisogna ammettere che ognuno di loro riesce ad essere estremamente enigmatico e inquietante, così come ambiguo ma sicuramente avvincente, coinvolgente e suggestivo è il finale del film.
Bisogna stare attenti ai nomi e ai ruoli, perché nel corso della pellicola questi tornano e ritornano, ma vengono posseduti ogni volta da personaggi diversi. Si tratta di un sogno? Si tratta di strane visioni dettate dal senso di colpa? Si tratta di allucinazioni? Ad un’iniziale (e forse, ma non è detto, superficiale visione) si potrebbe pensare alla prima ipotesi, che pare la più plausibile, ma se ci si sofferma a pensare e a rimuginare, si potrebbero dare alla pellicola numerose chiavi (ecco che ritorna la chiave) di lettura. E sta proprio in questo la particolarità e la straordinarietà di questo film che subisce una vera e propria cesura ad un certo punto: quando le due donne si recano a teatro a vedere cantare una famosissima cantante spagnola (una scena che porta con sé una carica emotiva davvero devastante, ma soprattutto un messaggio molto forte) e poi tornano a casa e Betty nella sua borsa trova un cubo blu che si apre proprio con la chiave di Rita. Una volta aperta la scatola, niente sarà più come prima, tutto verrà sconvolto e capovolto e bisogna stare molto attenti e avere la mente aperta e lucida per riuscire a rimanere ancorati alla visione. Tutto quello che abbiamo visto fino all’apertura del cubo era un sogno di Betty e quello che viene dopo e la dura e cruda realtà? Oppure si tratta del contrario? O ancora peggio è tutto vero, solo che avviene in dimensioni temporali diverse? Chi è Rita? Chi è Betty? Chi è Diane? Chi è Camilla? Chi è quel barbone e cosa rappresenta? Chi è quel cowboy e che cosa incarna? Chi sono quei due vecchietti che Betty aveva conosciuto sull’aereo? A queste domande ci sono molteplici e differenti risposte. L’unico personaggio che sembra rimanere sempre sé stesso è il regista Adam (sarà un caso?). Ad aggiungersi ed affastellarsi alle tematiche dell’ignoto, dell’amore non corrisposto, del senso di colpa, della solitudine e della degradazione; c’è anche un’analisi sui meccanismi di Hollywood (rappresentata proprio dalla Mulholland drive) e delle sue logiche crudeli e spietate (i produttori e i “mafiosi” che vogliono imporre
la protagonista al regista, l’attrice brava e valente che viene scalzata dalla femme fatale che va a letto col regista e via dicendo). Mulholland drive non è un film semplice o di facile digestione, soprattutto se si è sensibili a certe visioni e a certe sensazioni. Contribuisce a rendere il risultato ancora più incisivo, la straordinaria colonna sonora (del già citato Angelo Badalamenti) che permea ogni singolo fotogramma rendendolo più che una semplice immagine e trasformandolo in un pezzo essenziale e determinate dell’enorme, confuso e  intrigante puzzle che è questa pellicola.

VOTO: 9

 



CITAZIONE DEL GIORNO

Regola uno: il karate serve solo per difesa. Regola due: prima imparare la regola uno. (dal film "Karate Kid II")


LOCANDINA


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Categorie: cinema, david lynch, cult, mulholland drive

postato da Ale55andra alle ore 13:29
domenica, 30 marzo 2008

REGIA: David Lynch

CAST: Jack Nance, Charlotte Stewart, Allen Joseph, Jeanne Bates, Jean Lange, Laurel Neal, Judith Anna Roberts, Jack Fisk, Thomas Coulson, John Monez, Darwin Joston, Neil Moran
ANNO: 1977

TRAMA:

Henry Spencer è un uomo psicologicamente labile che vive nei bassifondi e che sopporta stoicamente la sua posizione. Quando va a trovare la fidanzata che non vedeva da tempo, l’epilettica Mary, scopre che questa ha partorito prematuramente un feto mostruoso ed è costretto a sposarla. Solo che il figlio ha problemi di salute e sua madre disperata dai continui pianti lo abbandona per tornare a casa. Henry è lasciato solo ad occuparsene, cosa che gli procurerà non pochi squilibri mentali.

 



ANALISI PERSONALE

Se ancora non ne fossimo stati sicuri al 100%, questa pellicola ce ne da la conferma: David Lynch è un pazzo, e che pazzo! Senza il suo tocco allucinante e folle, il cinema non sarebbe lo stesso. Sarebbe un po’ come fare a meno di una parte di noi, quella più irrazionale, più nascosta e repressa, ma non per questo più debole. Il regista, con questo suo primo “parto” difficile e sofferto, ci mostra forse quali sono le sue paure più recondite e i suoi dolori nascosti (appare lampante il richiamo alla sua vera esperienza con la prima moglie, con la quale viveva nei bassifondi…). E’ inutile stare a cercare di raccontare linearmente la trama e gli avvenimenti di questa pellicola, anche perché sono assolutamente ininfluenti. Così come inutile è stare a cercare di decifrare tutte le sconcertanti immagini che ci vengono mostrate o tutti i messaggi nascosti o meno nei vari personaggi, negli oggetti, nei suoni e via dicendo. “Un sogno di cose oscure e inquietanti”, ecco qual è l’autodefinizione che Lynch ha dato della sua prima opera. E in effetti, è difficile non rimanere impressionati e quasi shockati dal delirio che minuto dopo minuto prende forma sullo schermo. I nostri occhi e la nostra mente vagano da una scena all’altra sempre più sconcertati e increduli, ma comunque attenti e affascinati soprattutto. Se alcune visioni appaiono a dir poco disturbanti, la condizione di Henry che scivola sempre più in una spirale di ossessioni e di sogni a dir poco angosciosi è quasi condivisibile. Il pover’uomo, già di per sé problematico perché alienato dal resto della società, è chiamato a sopportare delle situazioni eccessivamente estreme. La cena a casa dei genitori di Mary è il preludio di una serie di sempre più spaventose e insopportabili esperienze. Durante il pasto, la madre di Mary viene colta da un attacco epilettico, il pollo posto nel suo piatto comincia a sanguinare a fiotti e a muoversi meccanicamente, la nonna completamente immobile fuma una sigaretta senza prenderla mai in mano, il padre di Mary continua a sorridere enigmaticamente e alla fine gli viene fatta anche la rivelazione sconcertante: Mary ha partorito prematuramente un feto che si stenta a credere possa essere un bambino, quindi Henry è costretto a sposarla e a portarla con sé nella sua misera e piccola stanza. All’inizio sembra andare bene, Mary si occupa del suo “mostriciattolo” (che è un misto tra una rana ed E.T.) ma ben presto questi si rivela malato e non fa altro che piangere disturbando il sonno dei suoi genitori. Mary disperata allora abbandona figlio e marito e torna a casa sua. Henry tenta di abbandonare il suo bambino, ma questi ogni volta che suo padre si avvicina alla porta comincia a strillare a più non posso. Quindi l’uomo tenta, come può, di aiutare il piccolo essere (che se all’inizio crea disgusto, col passare del tempo fa quasi tenerezza), ma nel farlo scivola sempre più nell’oblio della follia.

 

Comincia ad umanizzare gli oggetti attorno a sé: dal termosifone prende vita una donna sfigurata in volto (con le guance estremamente gonfie) che canta su un palco un motivetto che inneggia alla bellezza del Paradiso, mentre è intenta a schiacciare la testa a delle larve schifose; da un vaso raccoglie una sorta di vermiciattolo che appare più vivo di suo figlio; va a letto con la vicina di casa e durante l’atto sprofondano in una tinozza contenente un liquido bianco non ben identificato; durante un altro sogno la sua testa si stacca dal suo corpo e viene sostituita da quello di suo figlio; la stessa testa va a finire ai piedi di un bambino che la vende ad una fabbrica che la usa per fabbricare gomme da cancellare; il feto mostruoso alla fine si trasforma in qualcosa di davvero orribile e spaventoso e via dicendo…Di questo genere di visioni il film è pregno e si riesce a rimanerne contemporaneamente impressionati e suggestionati anche grazie alla visionarietà che il regista è riuscito ad immettere nella sua pellicola, resa anche tramite una fotografia molto particolare e da una colonna sonora che ci “opprime” con una serie di incessanti suoni stridenti che non fanno altro che accrescere il livello di disturbo e di angoscia creato dalle immagini.
Il film comincia facendoci immergere immediatamente nel clima fantastico e surreale che contrassegna tutto il resto della pellicola, dato che la prima immagine che ci viene mostrata è proprio quella della testa del protagonista (contrassegnata da una capigliatura molto singolare, come quella del regista: sarà un caso?) che fluttua su una specie di pianeta e subito dopo quella di una specie di macchinista completamente pieno di cicatrici che muove un non ben identificato marchingegno. Lo stesso macchinista farà la sua comparsa alla fine della pellicola e degli incubi di Henry, mostrandoci la sua incapacità a governare ancora la sua macchina (che è molto probabilmente il pianeta sul quale si andava a posare la testa di Henry) che si sfalda sotto i suoi (e i nostri) occhi. Ad Henry, quindi, non rimane altro che lasciarsi andare in una danza onirica con la donna deformata…La pellicola porta con sé tutta la potenza e la comunicatività espressiva delle immagini e dei suoni, così come pochi film sono riusciti a fare (tra cui gli stessi successivi del regista, compreso anche uno dei telefilm più belli della storia e cioè Twin peaks), anche grazie alla quasi totale assenza di dialoghi tra i protagonisti, dialoghi che per fortuna non sono stati doppiati nella versione italiana. Eraserhead non è un film per tutti, dato che è completamente antinarrativo, estremamente impressionante e quasi fastidioso, con alcune sequenze al limite della sopportabilità (soprattutto quella finale del feto che
comincia a secernere una sostanza disgustosa), ma che contribuiscono a mettere sotto la lente d’ingrandimento le nostre inquietudini e le nostre angosce più recondite, riuscendo quindi in quello che molto probabilmente era l’intento del regista nel quale quasi sicuramente si riscontrano caratteristiche simili ad Henry: l’alienazione, la visionarietà, una potente immaginazione e una sorta di incapacità di esplicare linearmente e comprensibilmente gli stati d’animo e le emozioni.

VOTO: 8,5/9

 



CITAZIONE DEL GIORNO

Come si fa a fidarsi di uno che porta insieme cinta e bretelle, di uno che non si fida nemmeno dei suoi pantaloni? (da "C'era una volta il West")


LOCANDINA



 

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Categorie: cinema, david lynch, cult, eraserhead

postato da Ale55andra alle ore 15:35
martedì, 05 giugno 2007

REGIA: David Lynch
CAST: Isabella Rossellini, Kyle MacLachlan, Dennis Hopper, Laura Dern
ANNO: 1986

TRAMA:
Il giovane Jeffrey trova in un prato un orecchio umano. Dopo averlo mostrato al detective decide di investigare, incuriosito, per conto proprio, aiutato dalla figlia stessa del detective, Sandy. Le ricerche li porteranno ad investigare su Dorothy, una cantante di night, che cela dei segreti inconfessabili…



ANALISI PERSONALE

Si sa, quando si parla di David Lynch, il paranormale, la violenza, il sesso, il mistero, l’oscurità non mancano mai. In questo caso ci troviamo di fronte ad un film altamente violento, soprattutto per l’epoca nel quale è uscito, ma pregno di messaggi subliminali e non. Cosa si nasconde dietro la facciata apparentemente normale della middle class americana? Cosa cela l’animo umano? Quali sono le più nascoste perversioni degli uomini? Che tipo di persone popolano questo “strano mondo”?

Il regista risponde a modo suo a molte di queste domande in maniera originale, patinata, incisiva e altamente comunicativa, nel bene e nel male. Perché sono convinta che anche Lynch è uno di quei registi, di quei personaggi che o si amano o si odiano, proprio perché i suoi messaggi sono forti, a volte scomodi come forti sono le immagini e le parole di cui si serve per esprimerli.

“Non so se sei un detective o un pervertito.”

In questo caso veniamo messi di fronte ad atti di violenza, di sessualità perversa, di omosessualità e quant’altro e vediamo tutto ciò attraverso gli occhi del giovane e inesperto Jeffrey che pecca di curiosità (ma è poi una pecca la curiosità?) e inizia ad indagare portando la bella e fresca Sandy nel locale dove la sensuale Dorothy (una impedibile Isabella Rossellini allora compagna del regista), intona le note della bellissima canzone Blue velvet. D’accordo con Sandy, Jeffrey decide di entrare nell’appartamento della cantante per indagare un po’, ma proprio mentre fruga tra la sua roba sente dei rumori ed è costretto a nascondersi nell’armadio. In questo modo riesce ad ascoltare una strana telefonata della donna ma non ci vorrà molto a farsi scoprire e Dorothy in uno stato quasi catatonico si dirigerà verso l’armadio con un coltello in mano in una delle scene a mio avviso più paurose del film accompagnata da una musica a dir poco psichedelica. Jeffrey una volta scoperto, tenterà di salvarsi in corner con la scusa di essere un fan curioso, ma la donna non lo lascerà andare via così facilmente, soprattutto perché turbata psicologicamente. Nel mentre sta “approfittando” del ragazzo, bussano alla porta e Jeffrey è costretto a tornare nell’armadio.

Questa volta tramite i suoi occhi, possiamo osservare la vera violenza, possiamo avere veramente paura. Perché il nuovo ospite è Frank un boss malavitoso che ha rapito marito e figlio di Dorothy e che per questo la costringe ad assurdi, perversi e violenti giochi psicologici e sessuali. Molte scene di questa sequenza sono state tagliate proprio perché ritenute davvero troppo violente e molte cose le possiamo intuire solo dallo sguardo terrorizzato di Jeffrey (un sempre bravo e perfetto Kyle MacLachlan). Da questo momento in poi il ragazzo non si darà pace e investigherà a tutta forza, scattando foto, inseguendo Frank e i componenti della sua crosca e mettendosi persino nei guai per aiutare la povera Dorothy. Verrà infatti scoperto da Frank ad amoreggiare con la cantante nel suo appartamento e i due verranno portati nel loro grottesco e colorato covo, pieno di gente strana tra cui un simil-cantate truccatissimo che intona canzoni del grande Roy Orbison.

“Ci sei mai stato nel paradiso della fica?”

Tra un’indagine e l’altra i due ragazzi si accorgeranno di essere innamorati e il povero Jeffrey verrà persino inseguito dall’ex ragazzo di Sandy ingelosito e furioso. Durante l’inseguimento arriveranno fuori dall’appartamento di Dorothy e troveranno la donna tutta nuda e delirante. L’ex ragazzo geloso desisterà dai suoi intenti violenti e Jeffrey, nonostante la presenza di Sandy, che non conosceva il rapporto speciale che si era creato tra i due, aiuterà la donna tra una lacrima, un abbraccio e l’altro. Alla fine i nodi verranno al pettine, non vi dico come, ma ci sarà da “divertirsi”, tra un’incursione e l’altra, una sparatoria e l’altra.

Blue velvet è un film inusuale, non convenzionale, pieno di chicche e di particolari ben studiati, come le luci, le atmosfere, le ambientazioni, quasi alla Twin Peaks. Per non parlare della bellissima colonna sonora con le musiche di Angelo Badalamenti e le bellissime canzoni di Roy Orbison di cui Lynch è un appassionato. Anche la sceneggiatura è molto originale, semplice ma incisiva al punto giusto, concisa ma perfettamente adeguata alle situazioni, ai personaggi, agli ambienti. Velluto blu è un film degli anni ’80 e questo aspetto trasuda in ogni singola scena, dagli abbigliamenti, dalle capigliature, dalle musiche, da tutto. Velluto blu è però un film che può benissimo essere decontestualizzato e ambientato in qualsiasi epoca, perché la perversione, la violenza, la cattiveria, ma anche l’altruismo e la curiosità sono sentimenti eterni e senza età, ahimè per alcuni e per fortuna per altri.

Consigliato a chi apprezza lo stile particolarissimo di Lynch, sconsigliato a chi si scandalizza facilmente.

 

Regia: 9
Recitazione: 8
Sceneggiatura: 8
Fotografia: 8
Colonna sonora: 8,5
Ambientazione: 8,5
Voto finale: 8,5

 

“E’ proprio uno strano mondo”

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Sono Lowell Bergmann di 60 Minuti. Togliete 60 Minuti e non sono nessuno. (Al Pacino in "The Insider")



LOCANDINA

 

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Categorie: cinema, david lynch, cult, velluto blu

postato da Ale55andra alle ore 17:40
venerdì, 01 giugno 2007

Quando andò in onda in Italia per la prima volta Twin Peaks ero troppo piccola per gustarmelo appieno come ho fatto crescendo con altre serie televisive. Ma non appena ho potuto procurarmelo non me lo sono di certo fatto scappare, richiamata ovviamente dalla partecipazione alla regia del grande David Lynch, che mi incuriosisce ogni volta che si parla di lui o di un suo progetto o lavoro. Twin Peaks (di cui ho visto solo la prima serie e di cui a breve visionerò la seconda), è entrato di diritto tra le mie cinque serie televisive preferite di sempre. E' davvero raro trovare in un telefilm atmosfere così cupe e tetre e al tempo stesso così amene e tranquille, con delle musiche da brivido (la solita collaborazione di Lynch con Angelo Badalamenti). Non è da meno la storia portante che è appunto l'assassinio della giovane Laura Palmer, da cui il tormentone "Chi ha ucciso Laura Palmer?", e la successiva indagine dell'affascinante, carismatico quanto strambo e geniale agente Cooper (interpretato dal bravissimo Kyle MacLachlan). A fare da sfondo alle indagini, i vari abitanti di questa cittadina quasi sperduta, che si conoscono tutti e che sono tutti apparentemente delle tranquille e brave persone. In realtà ognuno di loro cela dei segreti, più o meno pericolosi, più o meno interessanti, più o meno scandalosi. Abbiamo ad esempio i genitori della vittima, Chatrine (una bravissima Piper Laure) e Leland (un invasato Ray Wise), e moltissimi altri, tutti da scoprire e da amare o disprezzare a seconda dei casi. Immergetevi nel mondo di Twin Peaks, dove niente è come sembra e dove i pericoli sono dietro l'angolo!


Twin Peaks rappresenta senz'altro una delle esperienze televisive più originali e affascinanti di sempre.Creata nel 1990 dalle menti geniali di David Lynch e Mark Frost, è diventata in poco tempo una vera e propria serie di culto, capace di proporre e affrontare tematiche fino ad allora estranee alla televisione americana e non solo... E' importante sottolineare come non ci sia un termine ben preciso con il quale poterla classificare;essa è infatti il risultato della fusione di generi diversi,che vanno dalla commedia al thriller,dall'horror al sentimentale, dal drammatico al fantascientifico Questo elemento di ambiguità ci accompagna in una dimensione apparentemente normale, ma al tempo stesso inquietante,misteriosa ed ignota. Tutto comincia il giorno in cui viene ritrovato su una spiaggia il cadavere nudo,avvolto in un sacco di plastica,della diciassettenne Laura Palmer, reginetta di bellezza della high school di Twin Peaks, una cittadina dello stato di Washington al confine con il Canada.

La risoluzione del caso viene affidata al bizzarro agente FBI Dale Cooper il quale, dotato di grandi abilità investigative, pian piano svela segreti fino ad allora ben custoditi. Ne viene fuori  che a Twin Peaks nessuno è in realtà quello che sembra essere, tutti o quasi hanno qualcosa da nascondere e di conseguenza in molti paiono essere i potenziali assassini della ragazza. La stessa Laura Palmer,agli occhi di tutti ragazza per bene e studentessa modello, si scopre essere stata coinvolta, in vita,in intricate storie di sesso e droga. Da questi presupposti nasce un grosso intreccio di vicende, spesso con risvolti soprannaturali.Così, prendendo in esame quella che inizialmente appare come una tranquilla e ridente cittadina di montagna, Lynch mette in evidenza con grande maestria gli oscuri segreti che questa stessa nasconde,e lo fa volgendo la sua attenzione sulla doppia realtà di ogni singolo personaggio.
E' infatti dominante il tema del Doppio (lo si può capire  dal titolo stesso dell'opera: Cime Gemelle), di ciò che sembra ma non è, dell'ambiguità esistenziale. La presenza di alcuni personaggi,come lo storpio ed il nano, ci fa comprendere il fascino esercitato  sul regista dall'anormalità fisica e psicologica (intese come metafore del mistero) e quindi la sua continua e affannosa ricerca dell'Anomalia in tutte le sue forme e manifestazioni. Oltre alle molteplici  citazioni al mondo dell'arte, soprattutto della Pittura, che testimoniano la passione di Lynch per questa attività, sono presenti numerosi elementi di culto: il nano che balla e parla al contrario nella surreale red room, le improvvise apparizioni dello spirito maligno Bob, le lettere dell'alfabeto che il misterioso assassino infila sotto le unghie delle sue vittime, il gigante che compare nelle visioni di Cooper,il continuo ripetersi di messaggi enigmatici come Fuoco Cammina Con Me e I Gufi non sono quello che sembrano.

Elemento di grande rilevanza è sicuramente la cosiddetta Loggia Nera(sede  del male oscuro di Twin Peaks), la quale costituisce un' importante chiave di lettura per il susseguirsi  delle vicende.Da sottolineare, inoltre, la minacciosa presenza dei Boschi come elemento inquietante e affascinante al tempo stesso e, all'interno di essi, quella dei gufi, il cui verso cupo e misterioso è  un effetto sonoro che si ripete costantemente nel corso delle puntate. Notevole infatti l'importanza delle Componenti Musicali, fondamentali per la creazione delle tanto decantate atmosfere che hanno  reso celebre la serie; Lynch si affida per la loro composizione al musicista di origini italiane Angelo Badalamenti, scegliendo come colonna sonora la memorabile Falling cantata da Julee Cruise. Sono quindi numerosi gli elementi che hanno contribuito alla realizzazione di questo capolavoro televisivo di cui potrete avere un assaggio visionando queste pagine; certo è che per comprenderne a pieno la grandezza è necessario guardarlo con i propri occhi (è consigliabile la versione in lingua originale).


CURIOSITA'

La serie è composta da 30 episodi per una durata totale di circa 26 ore e comprende due stagioni. 
PRIMA STAGIONE: episodio pilota + 7 puntate. SECONDA STAGIONE:  22 puntate. Ogni singola puntata ha la durata di 48 minuti. L'episodio pilota e la puntata n° 8 (che apre la seconda stagione) hanno invece la durata di 96 minuti ciascuno.
 
Le puntate dirette da David Lynch in persona sono l' episodio pilota più le puntate n° 2, 8, 9, 14, 29.
 
Nel 1992 fu prodotto dallo stesso Lynch il film (presentato anche al 45° festival di Cannes) Twin Peaks - Fire Walk With Me, il prequel della serie tv nel quale vengono narrati gli ultimi sette giorni di vita di Laura Palmer prima del suo assassinio.
Nel Cast  di Twin Peaks erano presenti diversi attori non professionisti: HARRY GOAZ (Andy Brennan) venne notato da Lynch in circostanze occasionali; ERIC DA RE (Leo Johnson) fu inizialmente assunto per il montaggio del set, mentre CATHERINE COULSON (la Signora del Ceppo) era la segretaria di produzione di Lynch. Discorso a parte per FRANK SILVA (l'interprete di Bob), che venne scelto da Lynch dopo aver visto accidentalmente la sua immagine riflessa in uno specchio mentre dava gli ultimi ritocchi al set. L'attore è deceduto nel 1996. Interpretarono un ruolo nella serie gli stessi MARK FROST e DAVID LYNCH. Il primo fece una breve comparsa nei panni di un video-reporter, mentre il secondo interpretò l' agente sordo FBI Gordon Cole. Un ruolo di minore importanza ricoprì invece il figlio di Lynch, AUSTIN JACK (di allora 8 anni),nei panni del piccolo mago nipote della misteriosa Sig.ra Tremond, uno dei tanti personaggi enigmatici della serie.
Il titolo originale della serie è Twin Peaks, anche se in Italia è stata trasmessa da Canale 5 con il titolo I segreti di Twin Peaks. 
Questo probabilmente perchè,come dice simpaticamente un nostro visitatore,"sennò la casalinga di Voghera si guardava 
MI MANDA LUBRANO su Rai Tre..."
 
  • David Lynch si forma inizialmente come pittore. Tra le peculiarità del suo stile visivo si possono cogliere numerosi  rimandi e citazioni degli autori del '900 a lui più cari... 
  • Nel Gennaio del 1991 la serie TWIN PEAKS è stata premiata con tre Golden Globe:
  • 1) Miglior serie drammatica
    2) Migliore attore protagonista ( Kyle MacLachlan - Agente Cooper )
    3) Migliore attrice non protagonista ( Piper Laurie - Catherine Packard Martell )
     
    In Italia Twin Peaks è stata premiata nel 1991 con il Telegatto per il miglior telefilm straniero. Vennero dagli USA a ritirare il premio Sheryl Lee(Laura Palmer) e Michael Ontkean(sceriffo Truman). 
     
  • Il Dr. Hayward è interpretato da Warren Frost, padre di Mark, coautore della serie insieme a David Lynch.
  • David Duchovny, che tutti conosceranno con il nome del celebre agente FBI Fox Mulder del telefilm X-FILES, interpretò nella serie il ruolo di un agente DEA travestito da donna.
  • Gli esterni della immaginaria TWIN PEAKS furono girati a SNOQUALMIE, una cittadina di montagna a nord-ovest dello stato di Washington e al confine con il Canada. Tutti gli anni, nel mese di Agosto, vi ha luogo il Twin Peaks Fan Festival; iscrivendosi si ha la possibilità di partecipare a visite guidate nei luoghi "culto" della serie e di incontrare alcuni degli attori che l' hanno resa celebre. 
  • L'attore che interpretò il Gigante (Carel Struycken) è lo stesso di Lurch de La Famiglia Addams.

  • Secondo le direttive date da Lynch, tutti i registi che furono chiamati per dirigere i singoli episodi utilizzarono speciali filtri di corallo rosso per girare le scene interne. Intento dichiarato di questa tecnica era quello di massimizzare il contrasto visivo tra le scene esterne (caratterizzate da colori freddi come grigi e verdi) e quelle interne che, con una forte prevalenza di colori caldi come appunto il rosso, dovevano trasmettere allo spettatore accoglienza, familiarità e quindi riparo dalle numerose minacce presenti a Twin Peaks.
    La cantante della Roadhouse è Julee Cruise, la reale interprete della colonna sonora del serial.

    Nella puntata n° 2 Leland Palmer, in preda ad una crisi isterica, improvvisa uno strano ballo con la foto della figlia uccisa. Dopo una colluttazione con la moglie Sarah, che tenta di farlo ragionare, la cornice della foto cade in terra e si rompe. In quell'occasione Ray Wise si tagliò accidentalmente un dito con i vetri ma, senza fermarsi, pensò bene di dare un tocco personale alla scena cominciando a spargere il suo sangue su tutta la foto,la quale è oggi un prezioso cimelio.


    Laura Palmer e la cugina-sosia Madeleine Ferguson sono interpretate dalla stessa attrice (Sheryl Lee); i due personaggi differiscono infatti solo per quanto riguarda il colore dei capelli. Il nome che Lynch ha scelto di dare alla cugina di Laura non è casuale: si chiamava Madeleine anche Kim Novak nel filmVertigo (La Donna Che Visse Due Volte) di Alfred Hitchcock, dove questa "muore" e poi riappare castana. Inoltre Maddy proviene dal Montana, e precisamente da Missoula, la stessa cittadina dove nel 1946 nacque David Lynch.

    La poesia che Windom  Earle consegna a Audrey, Dana e Shelly, si intitola La Filosofia dell' Amore ed è stata scritta nel 1819 dal poeta inglese Percy Bysshe Shelley.

    Nella puntata n° 7 c'è una curiosa scena ambientata al One Eyed Jack' s: una piccola vecchietta con la gobba sta cucendo sul vestito di Audrey una carta da gioco con raffigurata la regina di quadri. Quando nella stanza sta per entrare Benjamin Horne, la vecchietta scappa ed esce dalla stanza attraverso una piccola porta situata sul retro della camera. La scena è tratta da un celebre racconto dei fratelli Grimm
    Conosciutisi sul set di Twin Peaks, Lara Flynn Boyle (Dana Hayward) e Kyle MacLachlan (agente Cooper) ebbero una breve storia d'amore. In quegli stessi anni David Lynch viveva un lunga relazione con l'attrice italiana Isabella Rossellini, protagonista del suo film del 1986 Velluto Blu.

    David Lynch ha diretto anche alcuni celebri spot televisivi per prodotti come Playstation 2, Nissan Micra, Pasta Barilla e tanti altri.


     

    Jack Nance (Pete Martell), morto nel 1996,  fu sposato con Catherine Coulson (la signora del Ceppo).

    In seguito al successo di Twin Peaks, Jennifer Lynch (figlia di David) scrisse Il diario segreto di Laura Palmer, nelle cui pagine troviamo un quadro complessivo dell'ambigua personalità della ragazza attorno alla quale ruotano tutte (o quasi) le vicende della serie. L'edizione italiana è curata da Sperling&Kupfer.


    Sono stati realizzati inoltre: The Autobiography of FBI Special Agent Dale Cooper, My Life My Tapes - una biografia dell'Agente Cooper realizzata da Scott Frost, fratello di Mark - e Twin Peaks Access Guide to the Town, un libro prodotto e realizzato dagli stessi Lynch e Frost, in cui vengono descritti la città ed i suoi luoghi.