TITOLO: Dieci piccoli indiani
AUTORE: Agatha Christie
ANNO: 1939
La più grande scrittrice di gialli sforna forse il più grande romanzo giallo mai esistito regalando al lettore quel misto di sensazioni ed emozioni che lo fanno catapultare nel mondo nel quale è ambientata la storia e lo fanno temere ad ogni rigo che possa succedere qualcosa di peggio di quello che non sia già successo. Si parla ovviamente del famosissimo e fortunatissimo Dieci piccoli indiani (il titolo ha subito numerose variazioni essendo prima intitolato Ten little niggers per poi diventare And then there were none, perché il termine nigger venne visto come dispregiativo), che riesce a creare intorno a 10 personaggi una suspance e un interesse talmente alto nel lettore, tale da fare risultare la storia, i suoi protagonisti, le sue vicende, talmente speciali ed interessanti da diventare indimenticabili per chiunque abbia letto almeno una volta il romanzo.
Pur senza la presenza dei due grandi pilastri della Christie e cioè il grandissimo Hercule Poirot e l’affaccendata e a tratti pettegola Miss Marple, intrattiene il lettore con dei personaggi ben costruiti e delineati che con le loro vicende passate e presenti tengono gli occhi del lettore incollati a questa storia che lascia un segno indelebile fomentando quel genere di timore atavico presente in ognuno di noi.
Ognuno di loro non conosce l’altro invitato e soprattutto tutti loro hanno delle vite completamente differenti. Abbiamo il giudice, il medico, l’investigatore, la vecchietta arcigna, il playboy e via dicendo. Ma ben presto, un grammofono precedentemente posizionato nella sala dall’”ospite” avverte gli avventori che ognuno di loro, seppur riuscito a scampare alla giustizia, si è macchiato di un delitto. Ad esempio Vera che ha lasciato morire il povero Cecyl annegato, o il dottor Asmstrong che aveva operato in stato di ubriachezza lasciando morire il suo paziente, o il signor MacArthur che ha ucciso l’amante di sua moglie, o il giudice Wagrave che ha mandato alla forca un sacco di innocenti. Così tutti gli altri, riusciti a cavarsela per mancanza di prove o tramite vari espedienti.
Ma il padrone di casa non intende lasciarsi passare sotto il naso questi “temibili” assassini e ha deciso di farsi giustizia da solo. La paura e il terrore si impossessano degli invitati, c’è chi sviene come la signora Rogers, chi protesta, chi si rifugia nel silenzio, chi sospetta di tutti come l’investigatore e via dicendo.
Neanche il tempo di rendersi conto di essere stati richiamati in una trappola mortale, che avviene il primo omicidio dopo il quale gli avventori si rendono conto che una delle dieci statuine nere posate sul tavolo del salone è scomparsa e così ogni qualvolta si palesa un ulteriore omicidio. Questa serie di morti efferate, mette il lettore in uno stato di ansia tale da toglierli il respiro e soprattutto da mettrlo in un una condizione di affannosa sete di conoscenza e di curiosità volta a scoprire le carte in tavola del temibilissimo “ospite” che è chiaramente uno dei 10 invitati. E sta proprio qui la grandiosità di questo romanzo, la morbosa attenzione ai particolari, agli indizi, alle piccole cose che dovrebbero portare il lettore ad una maggiore conoscenza e visione dei fatti, ma che in realtà molto spesso servono più che altro a fuorviarlo e ad estraniarlo pagina dopo pagina, lasciando esterrefatti e increduli della clamorosa rivelazione finale. Ogni qualvolta si palesa la terribile morte di uno degli invitati, oltre a sparire una statuetta, sparisce un potenziale sospetto e tutti questi omicidi sembrano ispirarsi, anzi seguono alla perfezione i versi di una filastrocca incorniciata sul camino di ciascuna stanza degli avventori.
Alla fine ne rimarranno pochi ed ognuno di loro temerà per la propria vita, dubitando dei propri “vicini” e guardandosi le spalle timoroso di essere il prossimo. C’è chi arriverà persino a suicidarsi piuttosto che lasciarsi nelle mani del pericoloso assassino. In realtà, ed è questo forse l’insegnamento più grande del romanzo, nulla è come sembra, e come suddetto, molte verità che ci sembravano palesi vengono platealmente smentite fino ad arrivare ad un finale a dir poco inaspettato e sorprendente.
Dieci piccoli indiani rispetta tutti i canoni che un libro giallo dovrebbe contenere e soprattutto vanta una serie di aspetti che lo rendono appetitoso per quel tipo di lettori che cercano dei sussulti, delle forti sensazioni e che non verrebbero delusi da questo romanzo che fa provare alternativamente o anche contemporaneamente i più disparati stati d’animo, dalla paura, alla suspence, al terrore, alla tensione, alla curiosità.
Dal romanzo sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche, segno del grande valore di cui è dotato, nonostante appartenga a quella letteratura "giallistica" considerata minore.