postato da Ale55andra alle ore 10:49
domenica, 15 giugno 2008

REGIA: M. Night Shyamalan

CAST: Mark Wahlberg, Zooey Deschlanel, John Lequizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer Breslin, Robert Bailey Jr
ANNO: 2008

TRAMA:

Nel Nord-est degli Stati Uniti succede qualcosa di terribile. Prima a Central Park e poi un po’ dappertutto qualcosa nell’aria porta la gente a suicidarsi senza alcun motivo. La minaccia è oscura: si tratta di terrorismo? Di azioni segrete governative? Della natura che si ribella? Elliot Gould, un professore di scienze, insieme a sua moglie, al suo migliore amico e alla figlia di questi, cerca in tutti i modi di salvarsi la vita, ma anche di scoprire la verità sulla terribile sciagura che sta affliggendo il suo paese.

 



ANALISI PERSONALE

urbiale finale shyamaChe cos’è un film di Shyamalan senza il proverbiale finale shyamalano? Utilizzando una nota metafora si potrebbe paragonare questo film ad una ciambella non riuscita col buco, ma in realtà E venne il giorno è un ottimo film che turba e colpisce lo spettatore grazie all’altissima qualità della messa in scena e alla forza visiva che essa possiede. Quindi la parziale delusione per il solito finale a sorpresa che capovolge tutte le nostre certezze e destabilizza lo spettatore, non intacca se non in minima parte la qualità complessiva di questa pellicola, qualità davvero consistente anche grazie alla straordinaria interpretazione di Mark Wahlberg che torna ai fasti di un tempo dopo la claudicante partecipazione a I padroni della notte. Cosa ci offre dunque E venne il giorno, oltre alla solita maestra del regista capace di farci sussultare e lasciarci col fiato sospeso? Come da tradizione, il regista indiano non si limita solo a costruire dei perfetti horror-thriller dal meccanismo ben oleato, ma al primo e semplice livello di lettura ne aggiunge sempre degli altri che danno allo spettatore l’opportunità di riflettere e di misurarsi con quelle che sono le proprie paure, i propri limiti, i pericoli che corre l’uomo. Con questa sua ultima fatica, Shyamalan si è cimentato con un nuovo tipo di narrazione, quella molto particolare del disaster-movie, senza però tralasciare e sue solite venature horror-thriller. E infatti lo straordinario incipit che ci lascia con i volti agghiacciati e l’espressione sconvolta, ne è una dimostrazione: due amiche stanno leggendo su una panchina di Central Park e ad un certo punto una di loro nota che tutti i presenti si sono bloccati e cominciano a camminare all’indietro. L’amica poi continua a ripetere la stessa parola fino a quando non estrae il fermaglio dai suoi capelli e si taglia la gola. Il panico si impossessa non solo della ragazza, ma anche dello spettatore che non sa cosa aspettarsi dal proseguo della pellicola. Ed è così che una serie di avvenimenti allucinanti cominciano ad accadere non solo a New York, ma anche a Boston e pian piano in gran parte del nord-est del paese. Gente che si lancia dai grattacieli, altri che si sparano colpi in testa, altri ancora che si tagliano le vene o si gettano sotto le automobili. C’è qualcosa nell’aria, ma non si sa bene cosa.

Il professore di scienze cerca di svelare l’arcano insieme al suo amico professore di matematica, che rassicura parenti e amici snocciolando percentuali e probabilità di pericolo o meno. Si tratta di tossine rilasciate da terroristi che vogliono liberarsi più facilmente dei propri nemici? O dietro c’è lo zampino del governo che sta utilizzando la suddetta tossina per evitare ai terroristi di utilizzare armi nucleari? O la stazione nucleare, che si trova proprio nell’aera colpita da questa sciagura, sta subendo delle perdite? Uno strambo personaggio tenta una sua interpretazione: sono le piante che si stanno ribellando ai soprusi dell’uomo, così come le alghe milioni di anni fa si liberarono dei pesci, così adesso la natura si sta liberando dell’uomo.
Cosa si può fare per combattere una forza più forte di noi che sta cercando di vendicarsi dei torti subiti? Questa è la domanda principale che ci si pone a fine visione. Ma non è l’unica, lo spettatore infatti si ritrova a riflettere sull’impossibilità e l’incapacità dell’uomo di trovare “un posto dove stare”, un luogo nel quale ritrovare sé stessi e la propria vera natura, uno spazio non contaminato dalla corruzione e dalle malvagità che l’uomo stesso ha contribuito a creare e sviluppare, una dimensione nella quale ritenersi al sicuro. E non è detto che una volta trovato tutto ciò, ci si senta totalmente esenti da rischi e minacce. Durante una lezione il professore dice ai suoi studenti che bisogna convincersi che in natura ci sono degli avvenimenti che è impossibile spiegare scientificamente, come la scomparsa della api, scomparsa che se avverrebbe porterebbe di rimando anche all’estinzione della razza umana nel giro di quattro anni. Lo spettatore più sensibile non può rimanere inerme di fronte alla proposizione di cotali interrogativi, e proprio per l’importanza dei messaggi
lanciati dal regista non ha il tempo per rendersi conto della scarsa qualità di alcune scelte registiche e di sceneggiatura (qualche ralenti di troppo, due o tre dialoghi un po’ troppo telefonati, la situazione moglie-marito sicuramente già vista e scontata). E venne il giorno è proprio questo, è il susseguirsi di alcuni fenomeni “soprannaturali”, dove con questo termine si intende qualcosa che va ben al di là dell’umana comprensione, qualcosa la cui forza dirompente è capace di minare qualsiasi certezza.

VOTO: 7,5

 



CITAZIONE DEL GIORNO

So di mentire spesso: dopotutto il fascino femminile è per metà illusione. (Viviane Leigh da "Un tram che si chiama desiderio")


LOCANDINA

Permalink ¦ commenti (36)¦ commenti (36)(popup)
Categorie: cinema, 2008, e venne il giorno