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lunedì, 16 luglio 2007

REGIA: Francois Truffaut
CAST: Jacqueline Bisset, Jean-Pierre Leaud, Jean-Pierre Aumont, Valentina Cortese, Francois Truffaut,
ANNO: 1973

TRAMA:

Il regista Ferrand sta lavorando al suo nuovo film Je vous present Pamela. Si troverà ad affrontare numerose difficoltà, scaramucce tra attori, dimenticanze, ritardi, pressioni esterne e quant’altro. Alla fine però riuscirà a sfornare una bella pellicola, nonostante i mille intoppi.



ANALISI PERSONALE

Effetto notte è un film nel film. E’ quello che di solito si chiama metacinema, è la lavorazione di una pellicola passo dopo passo, come non avevo mai visto prima, come non mi sarei mai aspettata. Veniamo immessi nel mondo cinematografico in maniera semplice e naturale e conosciamo alcuni segreti del dietro le quinte, che magari quando vediamo un film non immaginiamo minimamente. Come viene creata la pioggia che passa davanti ad una finestra, o come si gira una scena nella quale i protagonisti si parlano da una finestra ad un’altra, come si reclutano le comparse, come si gira una scena vera e propria, il rapporto che si crea (non sempre) tra il regista e gli attori, tra attori e attori, tra tecnici, segretari, elettricisti, produttori, giornalisti, ecc…Insomma, Effetto notte è il Cinema, quello vero, concreto in ogni singolo aspetto e particolare ed è per questo, per un’appassionata come me, interessantissimo sotto ogni punto di vista, soprattutto quelli che affrontano il modo di girare e preparare una pellicola piuttosto che le storie singolari e parallele di tutti i personaggi che lo popolano.
Je vous present Pamela è un film che narra di due giovani che si innamorano e che si sposano. Subito dopo vanno a conoscere i genitori di lui e la giovane sposa si innamora di suo suocero, ricambiata e alla fine i due scappano lasciando la povera moglie/suocera in lacrime e il marito/figlio arrabbiato più che mai, tant’è che alla fine decide di porre fine alla vita di suo padre uccidendolo con un colpo di pistola all’uscita della metropolitana a Parigi. Tanti sono i protagonisti, le comparse, i figuranti che passano davanti e “dietro” lo schermo.

Abbiamo, infatti, il protagonista assoluto, il signor Ferrand (Truffaut stesso), il regista del film, che la notte ha degli incubi sulla mal riuscita del suo film o su un attore che dimentica la parte piuttosto che un altro che ha problemi amorosi con l’addetta al ciak. Ferrand è sempre disponibile verso tutti, mai severo o imponente, riesce a farsi capire dai suoi collaboratori e riesce ad ottenere sempre un buon risultato magari ricorrendo a vie traverse se non può usufruire dell’idea iniziale che magari è andata a monte per un motivo o per l’altro.
Poi abbiamo Alphonse (Jean-Pierre Leoud), nel ruolo del marito tradito, un po’ svampito, innamorato di Liliale, l’aiuto script-girl, che però è uno spirito libero e amoreggia un po’ col fotografo, un po’ con lo stuntman col quale alla fine scappa, facendo andare letteralmente fuori di testa il ragazzo che voleva addirittura sposarla. Alphonse è un giovane attore che fa i capricci come un ragazzino e che rischia di mandare a monte la riuscita del film un paio di volte, ma si fa perdonare per la sua freschezza e istintività nonché per la sua ingenuità che lo rende a tratti simpatico. A causa della sua sfortuna con le donne, si aggira nel set e fuori chiedendo a chiunque gli capiti sottomano se le donne sono delle “maghe”.


Nel ruolo di Pamela, la protagonista, possiamo ammirare la bellissima e carismatica Jacqueline Bisset il cui vero nome è Julie Baker che è sposata e letteralmente innamorata di un dottore molto più vecchio di lei e che esprime eleganza, raffinatezza e allo stesso tempo naturalezza e gentilezza in ogni sua movenza o parola. Julie è una donna inglese con problemi psicologici alle spalle, che sembra però essersi ripresa alla grande e aver ricominciato a lavorare in maniera professionale. Tutto vacilla quando per convincere lo sbalestrato Alphonse a non abbandonare il film per via della figua di Liliale, va a letto con lui promettendogli una fuga alla fine delle riprese. Il ragazzo la prenderà in parola e telefonerà al marito di Julie spifferandole tutto. La povera donna si chiuderà in camerino e piangerà a dirotto senza volerne uscire fino a quando non sarà il marito stesso a raggiungerla facendole capire di averla perdonata.
Nel ruolo della moglie/madre tradita, il signor Ferrand si è “servito” dell’attempata ed esplosiva Sèverine (Valentina Cortese) che però ha problemi di alcool e di memoria soprattutto. A lei è affidata la parte esilarante e divertente di questo film, quando sbaglia tre quattro volte la porta da aprire, o la battuta da recitare. I suoi sprazzi di allegria mista a tristezza sono così fuori dagli schemi che strappano numerosi sorrisi.
Infine, abbiamo Alexandre il marito adultero che si innamora della giovane e bellissima nuora, l’attore noto come sciupafemmine (Jean-Pierre Aumont), che aveva avuto in gioventù una storia con Severine e che ora invece, divenuto “vecchio”, ha deciso che è il momento di mettere la testa a posto e di adottare un figlio (anche se ormai abbastanza grande). Alla fine del film, quando Je vous present Pamela sarà quasi terminato, andrà a prendere il suo ragazzo adottivo dall’aeroporto e un terribile incidente con l’auto gli toglierà la vita.
Tra lo stupore e il dolore del regista e della troupe intera, il film verrà comunque concluso, utilizzando al posto del povero Alexandre una comparsa, che verrà ammazzata in questo caso di spalle.



Il bello di questo film è la coralità estrema che c viene mostrata, perché i protagonisti non sono solo il regita e gli attori succitati, ma anche i costumisti, i truccatori, i produttori, i segretari, i tecnici, i factotum, tutti insomma. E tutti messi sullo stesso piano senza atteggiamenti snobistici di superiorità da parte di attori protagonisti e non, anzi, con sentimenti amichevoli per tutti e verso tutti. Si respira insomma un’aria fresca di un allegra combriccola complice e unita in ogni singola avversità o difficoltà. Ad esempio la truccatrice Odile, è la confidente di Severine nonché di Julie ed è benvoluta e rispettata da tutti, primo tra tutti Ferrand stesso. E così molti altri personaggi che popolano il dietro le quinte di un film, quelli che noi non vediamo mai e a cui di solito non si pensa quasi mai.
Insomma, la storia di Effetto notte è semplice e lineare, è in pratica la lavorazione dalla a alla z di un film e non può non essere per un appassionato ed un amante  di cinema che una pellicola da ricordare e da custodire gelosamente per la sua unicità e rarità. Truffaut non prende in giro nessuno, ci racconta sinceramente quello che avviene, o che può avvenire, durante una ripresa, tra gli attori di un film, al regista stesso e via dicendo e lo fa con una semplicità e una chiarezza tali da risultare quasi un documentario più che un vero e proprio film.
La sceneggiatura, che comprende anche la sua partecipazione, è chiara, semplice e al tempo stesso concisa e perfettamente adeguata al tipo di film per cui è stata scritta, così come l’ambientazione curata nei minimi particolari e foriera di spunti di riflessione su come avviene davvero la lavorazione di una pellicola e così come la recitazione degli attori che poteva risultare calcata e poco naturale visto che stavano interpretando appunto degli attori e che invece è risultata più che credibile e per niente forzata o manierata.

Effetto notte (La nuit amèrìcaine) è un film ricco di citazioni e autocitazioni e ci mostra, soprattutto il modo di girare i film proprio del grande Truffaut, qui alla sua tredicesima pellicola, il suo bagaglio culturale (in una scena riceve dei libri per posta: sono manuali di regia, da Bunuel, a Godard, da Renoir a Bergman, da Dreyer a Lubtish; ma numerosi sono gli attori, i registi, i film a cui si fa rimando e richiamo in ogni singola battuta o scena del film), il suo smisurato amore per il cinema che trasuda e trabocca in ogni singola ripresa, inquadratura, scena. È, insomma, un film che chi ama il cinema non può non amare e apprezzare.

Consigliato a tutti gli amanti del cinema, sconsigliato a chi si annoia facilmente se non c’è una storia portante vera e propria.


   

Regia: 9
Recitazione: 8,5
Sceneggiatura: 8,5
Fotografia: 8
Colonna sonora: 8
Ambientazone: 8,5
Voto finale: 8,5

 


CITAZIONE DEL GIORNO

L'odio ti rende impotente e l'amore ti rende pazzo. Più o meno nel mezzo si può sopravivere. (Billy Crystal in "Getta la mamma dal treno")


LOCANDINA

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Categorie: cinema, cult, effetto notte, francois truffaut