REGIA: Joel Coen
CAST: Frances McDarmond, John Gatz, Dan Hedaya, M. Emmet Walsh, Samm-Art Williams, Deborah Neumann
ANNO: 1984
Un marito sospettoso assume un detective privato per raccogliere prove sul tradimento di sua moglie con uno dei suoi dipendenti. Quando questi li mostra le foto dei due amanti, lo ingaggia per assassinarli. In realtà, il detective aveva truccato le foto, per poter spillare più soldi e dopo averli ricevuti, attuerà un piano malefico per liberarsi delle prove del suo misfatto.

ANALISI PERSONALE
Primo film dei geniali fratelli Coen, che contiene già tutto il loro rigore formale e la loro estrema inventiva. Parte come una semplice storia di amore, tradimento e vendetta e si trasforma in qualcosa di molto più oscuro, contorto e complicato che mostra (così come ha fatto l’ultimo capolavoro dei fratelli), tutto il pessimismo e la scarsa fiducia nell’umanità e tutta la crudeltà e l’ineluttabilità della vita. Quattro i personaggi attorno ai quali ruotano le nerissime vicende raccontate dalla pellicola, quattro le personalità descritte e tratteggiate con una perfezione ineccepibile, quattro gli sguardi che si incrociano e ci raccontano il disfacimento e la degradazione dei valori, degli ideali e dei sentimenti, anche se per assurdo almeno tre dei personaggi agiscono spinti proprio dall’amore e da alcune delle sue sfaccettature: la gelosia e il possesso, l’anelito di protezione nei confronti dell’oggetto dei propri desideri e, infine, la voglia di rivalsa e di affermazione personale (questi ultimi sentimenti fanno parte dell’amor proprio che è pur sempre una forma di amore). Ad agire spinto dalla cupidigia, dalla sete di denaro, dalla cattiveria vera e propria è solo il detective, in realtà estraneo ai fatti, ma ad un certo punto immersone fino al collo. Personaggio che risulta essere il più riuscito e il meglio caratterizzato anche grazie ad una mimica facciale dell’attore davvero molto particolare. Personaggio che ci regala numerosi colpi di scena e cambi di prospettive, connotando la pellicola con una vera noir che più noir non si può e muovendosi con i suoi stivali da cowboy e il suo cappello da rodeo tra i pub, le strade e le abitazioni del Texas, terra di confine tra il bene e il male (non a caso location anche di Non è un paese per vecchi nel quale i fratelli si sono sicuramente ricordati della loro straordinaria opera prima). Gli altri tre protagonisti si muovono incerti e traballanti sulla scacchiera del sospetto, della paura e soprattutto del pericolo. Il marito tradito ad un certo punto pare quasi pentirsi dell’incarico dato al d
etective, ma decide comunque di pagarlo come previsto, l’amante-barista pretende la sua liquidazione e farà di tutto pur di ottenerla, anche perché sospetterà della sua donna e cercherà di proteggerla nascondendo le prove di quello che a suo parere è un omicidio da lei commesso, e quest’ultima (interpretata da una giovanissima e bravissima Frances McDarmond, divenuta poi moglie del regista e sua attrice “feticcio”) dovrà difendersi a tutti i costi da insidie, trappole e pericoli che provengono dal buio e che per tale motivo sono più oscuri e indecifrabili che mai. Pericoli che assumono quasi il connotato di uno spettro contro cui combattere e difendersi a tutti i costi e contro cui affermare la propria personalità, indipendenza e superiorità.

Il buio, dunque, è un elemento fondamentale di Blood simple e contribuisce ad accrescere il livello di ansia e di quasi terrore nello spettatore, che non sa mai (da un certo punto della pellicola in poi) cosa aspettarsi e soprattutto da chi aspettarselo. I volti e i corpi dei protagonisti sono immersi quasi sempre nell’ombra e si muovono in spazi stretti e circoscritti, se si esclude la straordinaria sequenza del barista quasi impazzito che sfreccia di notte con la sua auto tra le strade deserte del Texas, per liberarsi di un cadavere che alla fine risulta non essere un cadavere. La notte, quindi, è l’altra protagonista di questo film, insieme al Texas e alle sue strade lunghe e desolate, i suoi pub squallidi e volgari, i suoi appartamenti gestiti da vecchie signore rincitrullite. I Coen, già dal loro esordio, hanno dimostrato una padronanza di regia, ma anche di sceneggiatura, non indifferente, prendendo spunto da Hitchcock e de Palma e imparandone la lezione, rielaborando tutte quelle che sono le loro peculiarità, prima su tutte l’attenzione al particolare e la predilezione per gli oggetti e la loro importanza e funzionalità: una pistola, un accendino, una camicia inzuppata di sangue, dei pesci, un coltello, una vanga e via di questo passo.
Partono col piede giusto i Coen, anche se più pessimisti e privi di speranze che mai e costruiscono un thriller, che è anche un noir e un giallo, ma soprattutto una finestra aperta sulla natura umana e su alcune delle sue sfaccettature. Non ci risparmiano, per fortuna, il loro proverbiale humor nero che li ha resi unici e inimitabili, rendendo i loro personaggi dei luoghi comuni al contrario, degli stereotipi privi di stereotipo, dei modelli predefiniti che invertono le aspettative ed evitano le banalità: il marito
cattivo alla fine pare quasi il più buono del quartetto, la femme fatale non è poi così fatale e si rivela essere molto fragile, l’amante imbranato si rivela molto furbo anche se spaventato e il detective infallibile si fa fregare da un coltello infilzato nella mano.
Blood simple è, insomma, un’opera prima più che riuscita che si arricchisce anche di una colonna sonora e di una fotografia di ottimo valore e che ha fatto da apripista a numerosi altri gioiellini dei due impareggiabili fratelli.

CITAZIONE DEL GIORNO
LOCANDINA

REGIA: Ethan Coen, Joel Coen
CAST: Javier Bardem, Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald
ANNO: 2007
TRAMA:
Il cacciatore bellimbusto Llewellyn Moss, mentre sta dando la caccia a dei cervi, trova per caso una valigetta piena di soldi ai piedi di un uomo morto. Ben presto verrà ricercato da varie persone: lo sceriffo Bell, gli spacciatori di droga proprietari della valigetta e soprattutto un killer psicopatico davvero molto singolare.

ANALISI PERSONALE
Tornano i Coen e tornano alla grande. Dopo il bellissimo Fargo, riprendono il tema della violenza e lo scandagliano in maniera davvero molto originale seguendo le orme dell’omonimo romanzo di Cromac McCarthty. Il romanzo, così come lo strabiliante film, narra una delle tante storie che si è soliti tramandare di padre in figlio e che sta a rappresentare il mutamento, la trasformazione e l’evolversi di una realtà, quella del West messicano che diviene sempre più violento e quindi quasi insostenibile per i “vecchi”, come lo sceriffo Bell, che si sente ormai estraneo al suo mondo, che non è più capace di sopportare il peso del male. Ed è proprio nella contrapposizione tra bene e male che si snoda l’intera vicenda, narrata con lo stile inconfondibile dei due fratelli prodigio. Il male è personificato dallo psicopatico ed enigmatico killer che semina morte lungo il suo cammino, mentre il bene è rappresentato dallo sceriffo ormai vicino alla pensione che rimpiange i tempi passati, non perché privi di violenza, ma perché capaci di fargli sopportare il carico della crudeltà e delle brutture del mondo.
L’inseguimento si fa teso e serrato, anche perché all’interno della valigetta c’è un dispositivo che permette ad Anton di rintracciarla e soprattutto perché questi, quasi con nonchalance, semina lungo il suo cammino una lunga scia di sangue e cadaveri. L’organizzazione di cui egli stesso fa
apparentemente parte, gli mette alle costole uno strambo personaggio che si suppone sia l’unico a riuscire a tenere testa al pazzo (come lo chiamano i numerosi personaggi con cui ha a che fare Anton), tale Carson Wells (il sempre ottimo Woody Harrelson).
Llewellyn si accorge di avere a che fare con una persona molto pericolosa e si munisce di tutta l’astuzia e la precauzione possibile per riuscire ad affrontarlo, riuscendo a sfuggirgli in più di un’occasione e a ferirlo anche gravemente.

Ma Anton è quasi pervaso da una forza soprannaturale che gli permette di andare avanti per la sua strada come fosse un automa e nemmeno un terribile incidente stradale riuscirà a fermarlo nella sua continua e inarrestabile sete di sangue.
Per lo sceriffo Bell, che sarà nuovamente costretto ad assistere all’estrema violenza, crudeltà e malvagità umana, non rimarrà altro che ritirarsi in pensione e rimpiangere i “bei” tempi andati con la moglie, alla quale rivela anche i suoi sogni/speranze.
Non è un paese per vecchi è forse, insieme a L’uomo che non c’era, il migliore film dei fratelli Coen (anche se a dire il vero è assolutamente arduo fare una scelta) perché porta con sé riflessione e intrattenimento, ironia e profondità di soggetto, tensione e divertimento. Una caccia all’uomo
condotta sul filo del rasoio con uno stile elaborato, caratteristico ed esclusivo che costituisce anche un’interessante e impedibile lezione di regia, sceneggiatura e recitazione.
Un ulteriore tratto distintivo di Non è un paese per vecchi è la quasi totale assenza di commento musicale, che contribuisce a rendere ancora più tesa la narrazione e a sottolineare il messaggio di desolazione, rovina, declino e deterioramento di un “paese” che ormai non fa più per i “vecchi”.

CITAZIONE DEL GIORNO
LOCANDINA

REGIA: Ethan e Joel Coen
CAST: Nicholas Cage, Holly Hunter, John Goodman, Francis MacDarmond, Trey Wilson, William Forsythe, Sam Murray
ANNO: 1987
TRAMA:
Un delinquente recidivo e una poliziotta si innamorano e si sposano. Quando scoprono di non poter diventare genitori, decidono di rapire uno dei cinque gemelli nati dall’unione di Florance e Nathan Arizona, noto industriale di mobili.

ANALISI PERSONALE
Secondo film dei fratelli Coen questo Arizona junior è un pimpante e scoppiettante esempio di divertimento ed ironia resi con classe e con maestria. Mescolando, con giuste dosi, il grottesco col ridicolo e il simpaticamente demenziale i due fratelli riescono a sfornare una commedia intelligente ed esilarante che riesce ad intrattenere per tutta la sua durata non scadendo in nessun punto e tenendo sempre vivo il sorriso sulle labbra.
A fare il lavoro sporco verrà mandato ovviamente H.I, il quale indeciso tra i cinque e complicato nel suo lavoro dall’eccessiva irrequietezza dei bambini alla fine tornerà da sua moglie a mani vuote. Ma Edwina non ci sta ad arrendersi e costringerà suo marito a tornare indietro solo se con un bambino in braccio. Alla fine H.I. costretto dalla severa moglie tornerà indietro col piccolo Nathan Junior e presto i due coniugi diventeranno due amorevoli genitori. Ma a complicare il loro menage familiare arriveranno una serie di visite inaspettate o meno.
A fare il loro trionfale ingresso nella roulotte per primi sono Gale (un corpulento John Goodman) e Evelle (William Forsythe), ex compagni di cella di H.I. ora evasi in cerca di un rifugio. Edwin non gli accoglierà di certo a braccia aperte ma per Herbert rivedere dei vecchi amici è una buona cosa.
La seconda visita, anche se aspettata, è quella del capo di Herbert, Glen (Sam Murray) con sua moglie Dot (una strabiliante e caricaturistica Francio MacDarmond).
Entrambe le coppie di visitatori ben presto si renderanno conto che il piccolo Junior in realtà è Nathan Junior il bambino rapito al famoso mobiliere e, chi per un motivo, chi per l’altro tenteranno di mettere le loro grinfie sull’innocente fanciullo che sembra divertirsi come un matto a passare da una mano all’altra. Come se non bastasse, l’incubo notturno di H.I. (una sorta di coscienza dettata dal senso di colpa) e cioè un massiccio guidatore di Harley Davidson, tale Lenny è alle loro calcagna, perché desideroso di intascare la ricompensa di 25.000 dollari, offerta da Nathan Arizona a chi gli trova il figlioletto.
Tra una rapina di pannolini e una in banca, tra un inseguimento di cani feroci e del motociclista dell’Apocalisse che lancia bombe a mano a destra e a manca e l’altro, i due genitori alla fine si arrenderanno all’ineluttabilità del destino e decideranno quello che è meglio per il loro amato Nathan.
dell’attenzione e cioè il piccolo Nathan Junior che riesce ad intenerire e a far ridere allo stesso tempo.
Mescolando abilmente realtà e finzione, realismo e onirismo e aiutandosi con un’ambientazione particolarissima (molto caratteristico il camper nel quale vivono i due protagonisti), una colonna sonora molto orecchiabile e trascinante e una fotografia coloratissima i Coen danno inizio a quella che sarà una carriera ricca di mini-personalissimi-capolavori.
Regia: 8
Sceneggiatura: 7,5
Recitazione: 7
Fotografia: 7
Colonna sonora: 7,5
Ambientazione: 7
Voto finale: 7,5

CITAZIONE DEL GIORNO
"Ma come fa a descrivere così bene una donna?". "Penso ad un uomo, e tolgo autorevolezza ed affidabilità". (Jack Nicholson in "Qualcosa è cambiato")
LOCANDINA
