postato da Ale55andra alle ore 23:38
martedì, 29 aprile 2008

REGIA: Spike Lee

CAST: Spike Lee, Samuel L. Jackson, Danny Aiello, John Turturro, Ossie Davis, Richard Edson, Ruby Dee, Bill Nunn, Rosie Perez, Robin Harris, Giancarlo Esposito
ANNO: 1989

TRAMA:

Brooklyn, una caldissima giornata d’estate. Il pizzaiolo Sal, insieme ai figli Vito e Pino, si avvale dell’aiuto del nero Mookie che consegna le pizze a domicilio. A popolare il quartiere, a parte loro e una famiglia di cinesi che gestisce un emporio, ci sono solo neri e portoricani. All’apparente convivenza pacifica, si sovrappongono man mano battibecchi e discussioni che portano, verso la fine della giornata, ad una sorta di regolazione di conti.

 



ANALISI PERSONALE

“Gente mia, gente mia. Cosa posso dirvi? Cosa posso dirvi? Ho visto, ma non ho creduto. Non ho creduto a quello che ho visto. Riusciremo mai a vivere insieme? Insieme riusciremo mai a vivere?”, recita così Mister Love Daddy (Samuel L. Jackson) alla We Love Radio, dopo aver accennato all’eccessiva temperatura di inizio giornata. Sarà lui una sorta di osservatore e commentatore di tutto ciò che avverrà in questa afosissima e assolata giornata di un quartiere di Brooklyn. Numerose le personalità che raccontano storie diverse, a partire da Mookie (lo stesso Spike Lee), non molto ligio al dovere che si destreggia tra il suo lavoro in pizzeria e le continue pressioni di Tina (Rosie Perez), la madre di suo figlio che pretende una maggiore presenza nelle loro vite. A completare questo quadro che dipinge una vera e propria umanità a sé stante arrivano numerosi personaggi emblematici e significativi: il “sindaco” (Ossie Davis) rappresentante della memoria collettiva, un uomo dedito all’uso smodato di alcool ma sicuramente colui che si rivelerà il più lucido; Buggin out (Giancarlo Esposito) fissato col fatto che nella pizzeria di Sal ci sono solo foto di italo-americani, fino ad arrivare a voler boicottare il locale perché il gestore si è rifiutato di appendere anche foto di afro-americani; Radio Raheem (Bill Numm) con la sua inseparabile radio che suona sempre e solo i Public Enemy e in particolare la loro Fight the power (una canzone di sicuro scelta non a caso, dato che nel testo inneggia ad una sorta di presa di coscienza contro l’asservimento alle logiche del potere); Smiley, un ragazzo balbuziente che tenta di vendere immaginette di Martin Luther King e Malcom X (è lui molto probabilmente il personaggio fondamentale di questa pellicola, dato che ci riporta alla contrapposizione tra i due modi di vedere dei due grandi personaggi, l’uno tendente al pacifismo e alla negazione totale della violenza, l’altro sostenitore dell’utilizzo di essa solo come autodifesa e quindi come mezzo di intelligenza per non farsi sopraffare dai prepotenti); e moltissimi altri personaggi come i cinesi dell’emporio o i tre uomini che non fanno altro se non stare seduti all’ombra a raccontarsi aneddoti e storielle. Una comunità, quella nera, raccontata da Spike Lee, che di sicuro non ne esce pulitissima, dato che vengono sottolineati i non pochi difetti da cui è contrassegnata (almeno secondo la visione del regista, egli stesso appartenente alla suddetta comunità): la scarsa voglia di lavorare, la litigiosità, l’eccessiva permalosità, il rinchiudersi nel loro mondo nel quale impossibile entrare e via dicendo. A contrapporsi ci sono solo Sal (un bravissimo Danny Aiello, nominato anche agli Oscar) e i suoi stupidi figli, Pino (John Turturro, divenuto poi amico e attore feticcio del regista) il più razzista e violento e Vito (Richard Edson) il più timido e impacciato. Mookie sembra andare d’accordo con loro, soprattutto con Sal che segretamente è innamorato di sua sorella e che per questo chiude un occhio sui continui ritardi del suo fattorino e sulle sue continue assenze durante l’orario di lavoro.

Lo stesso Mookie, sembra difendere i suoi datori di lavoro quando Buggin out cerca in tutti i modi di boicottarli. La sua richiesta di appendere foto di afro-americani nella pizzeria è solo la miccia che farà esplodere la violenza repressa e controllata fino ad allora. Sal si rifiuterà di accondiscendere agli stupidi capricci del ragazzo e questi troverà come unico alleato Radio Raheem, ragazzo solitario e amante della musica. Quando entrerà nel locale e Sal gli intimerà di abbassare il volume della radio, egli si rifiuterà di farlo causando la rabbia del gestore (al quale è difficile dare tutti i torti) che gli romperà lo stereo a suon di mazzate da baseball. Ne scaturirà una rissa dove i neri si contrapporranno ai bianchi, senza pensare alla ragionevolezza dei propri gesti, ma agendo solo in base alla propria appartenenza razziale e alla fine ci scapperà il morto. Mookie dovrà allora decidere come comportarsi, “fare la cosa giusta”, insomma e, piuttosto che rimanere inerme di fronte ad un avvenimento di cotale portata, darà inizio all’assalto della pizzeria di Sal portato in salvo, insieme ai suoi figli, dal “sindaco”.
A fine giornata non ci saranno né vinti né vincitori, ma ciascuno avrà fatto valere la propria posizione. Ed è questo il messaggio che vuole lanciare Spike Lee (ingiustamente accusato di inneggiamento alla violenza), che da seguace di Luther King e Malcom X, in questo caso propende per il secondo e per l’affermazione della propria individualità e comunità a discapito dei più forti e prepotenti. Un messaggio condivisibile o meno, che viene esplicato con una pellicola dai sapori molto forti, mascherata da commedia umoristica che regala sicuramente sorrisi, ma propone maggiormente riflessione e approfondimento di tematiche sempre attuali.
Fà la cosa giusta è un apologo sul razzismo e la violenza che da esso scaturisce, cadenzato non solo dalle note della radio di Raheem, ma anche dalle belle note del compositore Bill Lee (padre di Spike) e fotografato in una maniera da rendere perfettamente l’idea dell’eccessiva afosità della giornata, altro elemento di disturbo che ha portato all’esplosione finale. Fa impressione vedere alla fine i cinesi gridare “Siamo neri anche noi!”, per tentare di salvarsi dalla rivolta dei neri ed è forse questo l’atteggiamento che Spike Lee tenta di esorcizzare, facendo terminare la pellicola con due importanti citazioni dei due personaggi simbolo, la cui foto viene alla fine posta finalmente sul muro di
Sal da uno Smiley più sorridente che mai :

“La violenza come mezzo per raggiungere la giustizia razziale è insieme un sistema impraticabile e immorale” (Martin Luther King)

“Io non invoco la violenza, ma allo stesso tempo non sono contro il fatto di usare la violenza per difendere se stessi. Io non la chiamo violenza. Se si tratta di autodifesa la chiamo intelligenza” (Malcon X)

 
VOTO: 9

 



CITAZIONE DEL GIORNO

La luna di miele e' finita: e' ora di sposarci. (Carol Burnett a Walther Matthau in "Un marito per Tillie", 1972)


LOCANDINA

Permalink ¦ commenti (21)¦ commenti (21)(popup)
Categorie: cinema, spike lee, fà la cosa giusta