postato da Ale55andra alle ore 12:17
lunedì, 23 giugno 2008

REGIA: Federico Fellini

CAST: Leopoldo Trieste, Alberto Sordi, Giulietta Masina, Brunella Bovo, Gina Mascetti, Lilia Landi, Ernesto Almirante, Fanny Marchiò, Enzo Maggio
ANNO: 1952

TRAMA:

Ivan e Wanda, freschi sposi, si recano a Roma un viaggio di nozze per conoscere gli zii di lui e per far visita al Papa. Qui, Wanda si reca clandestinamente a fare visita al suo eroe dei fotoromanzi perdendosi senza riuscire a ritrovare la via per l’albergo, e Ivan cerca in tutti i modi di nascondere ai parenti la scomparsa della moglie.

 



ANALISI PERSONALE

“La vita vera è quella dei sogni”, dice una sanguigna signora alla spaesata protagonista di questo film. Perché già alla sua prima regia (escludendo la co-regia per Luci del varietà), Fellini ci immerge in quel mondo visionario ed onirico che contrassegnerà gran parte della sua filmografia. Fondendo realtà ad illusione egli ci mostra uno spaccato sociale dell’epoca, rendendolo grottesco e ridicolo, ma al contempo molto lucido ed ironico. I due protagonisti di questa pellicola incarnano proprio quelli che erano i luoghi comuni e le debolezze di una società appena uscita dalla guerra e non ancora entrata in quel boom economico che di lì a poco avrebbe contrassegnato l’Italia intera. Con questa pellicola siamo più dalle parti del neorealismo anche se Fellini ci mette del suo, quel tocco che ha contribuito a distinguerlo dalla massa e renderlo così originale da risultare inimitabile e inarrivabile. Con i suoi primissimi piani che scrutano da varie angolazioni i turbamenti di Wanda e la disperazione di Ivan e l’uso delle luci che si fanno man mano più opache una volta che Wanda si rende conto dell’”inconsistenza del suo sogno”, Fellini ci fa riflettere sulle bassezze dei vari protagonisti: chi si preoccupa solo dell’onore del proprio nome, chi è diventato ricco grazie ad intrallazzi col Vaticano, chi si dimostra un burino nonostante interpreti un uomo elegante, distinto ed eroico e chi si abbandona ad atteggiamenti poco consoni facendosi intortare da storielle incredibili dimostrando tutta la sua ingenuità. Lo sceicco bianco risulta ad una prima e superficiale visione una semplice commedia di costume che fa sorridere in più di un’occasione e termina con un lieto fine un po’ rocambolesco. In realtà è anche questo, ma non solo. Perché Lo sceicco bianco ci mostra una realtà che forse non possiamo comprendere perché cresciuti in un mondo dove c’era già la televisione, oltre che un più elevato grado di istruzione che permetteva di trovare svaghi più alti ed impegnati che i rozzi e semplici fotoromanzi che imperversarono all’epoca nelle case delle casalinghe e delle donne che sognavano fughe amorose con gli eroi delle storie che leggevano facilmente perché illustrate dalle fotografie. Di particolare interesse risulta infatti la sequenza nella quale viene mostrata la messa in scena di uno di questi fotoromanzi, Lo sceicco bianco appunto, girata in maniera fulminea e interpretata da gente alquanto rozza e del tutto distante dall’immaginario collettivo, immaginario creato proprio dalla patina raffinata che contrassegnava le pubblicazioni e dall’alone avventuroso che permeava le storie che li vedeva come protagonisti. Protagonisti che facevano innamorare più di una donna, come Wanda del tutto invaghita del famosissimo sceicco bianco (un Alberto Sordi in forma smagliante), tanto da arrivare a scrivergli numerosi lettere sotto le pseudonimo di Bambola appassionata e soprattutto da “abbandonare” il marito in albergo fingendo di andare a farsi una doccia e recandosi invece a far visita all’eroe dei suoi sogni. Sarà così che si ritroverà a recitare una parte nella prossima puntata della famosa saga, rendendosi conto che l’oggetto dei suoi desideri più reconditi non è affatto un eroe, anzi. Lo sceicco bianco si dimostrerà, infatti, un uomo volgare che tenterà persino di approfittare della piccola e indifesa Wanda, inventandosi una storia patetica per muoverla a compassione e finendo alla fine per essere più volte rimbrottato da una corpulenta moglie. .  Interessante a questo proposito, la prima apparizione di Alberto Sordi vestito da sceicco e avvolto in una luminosissima luce seduto su un’altalena posta in alto sul tronco di un albero. A guardarlo sembra quasi di trovarsi in un sogno e anche il suo modo di comportarsi appare oltremodo raffinato e gentile.  Nel frattempo Ivan dovrà cavarsela per nascondere ai parenti la scomparsa di sua moglie per mantenere intatto il suo onore e quello della sua famiglia. Inizialmente riuscirà a mantenere il controllo, fingendo un terribile mal di testa della moglie, ma quando le cose si faranno più difficili piomberà nella disperazione più totale, arrivando a vagare solo e sconsolato per le strade di Roma dove farà anche la conoscenza di due simpatiche e solidali prostitute (una delle quali è Giulietta Masina nel ruolo di quella che sarà la Cabiria dell’altro famosissimo film del regista). Il viaggio di nozze, interamente organizzato in ogni minimo particolare, sarà un disastro per entrambi i coniugi che alla fine si ritroveranno in preda al delirio più totale, ma che riusciranno a mantenere intatto parte dell’itinerario precedentemente panificato. Quando Ivan ritroverà in ospedale la sua Wanda, la prima cosa di cui si preoccuperà sarà quella di arrivare in orario all’appuntamento con suo zio, piuttosto che sapere cosa è successo a sua moglie e cosa l’ha portata a scomparire per un giorno intero, dimostrando in questo senso tutta l’ipocrisia di una determinata fetta di società e soprattutto di una determinata epoca. Alla fine, Wanda ormai disperata e decisa a farla finita, confesserà che “a volte il sogno è un baratro fatale”, rendendosi conto della sua sprovvedutezza.

VOTO: 9

 



CITAZIONE DEL GIORNO

Ti spezzo entrambe le gambe, do fuoco al locale ed esco a guardare mentre strisci fuori tra le fiamme. (Da "FBI Protezione testimoni")


LOCANDINA

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Categorie: cinema, federico fellini, lo sceicco bianco

postato da Ale55andra alle ore 19:34
domenica, 18 marzo 2007

REGIA: Federico Fellini

CAST: Marcello Mastroianni, Rossella Falk, Sandra Milo, Clauda Cardinale, Barbara Steele, Anouk Aimèe

ANNO: 1963

 

TRAMA:

Il film è incentrato sulla figura del famoso regista Guido Anselmi (interpretato dal magistrale Marcello Mastroianni), il quale si trova in fase di crisi creativa, proprio alle soglie della presentazione del suo nuovo film. Ad aiutarlo (o forse a confonderlo?), ci penseranno un sacco di ricordi, sogni, pensieri pieni di persone incontrate nel passato, nel presente, o mai incontrate; e numerose visioni come quella della bellissima collega Claudia Cardinale. A rendere ancora più difficile la creazione e la messa in atto del suo film si aggiungono le pressanti incitazioni di produttori, colleghi, consulenze esterne, amici, amante (rappresentata da una simpatica quanto carnosa Sandra Milo) e moglie stanca dei continui tradimenti. Tra le sue numerose visioni/ricordi rimane indimenticabile per intensità, presenza e simpatia la meravigliosa Saraghina.

Ma alla fine tutto quello che prima pareva non avere senso e significato, acquista quella lucidità e chiarezza che gli permettono di cominciare (con una marcia circense indimenticabile), il suo tanto agognato film.

 


ANALISI PERSONALE

Il primo film di cui vorrei disquisire e rendere partecipi tutti i miei lettori è proprio Otto e mezzo del regista protagonista dell’header di questo mio blog, creato con l’aiuto di alcuni “amici”.

Quando penso a questo film io penso al cinema e a tutto quello che di bello si può associare ad esso, e mi piacerebbe molto che per tutti fosse così (ma giustamente il mondo è bello perché è vario e quindi ci può essere qualcuno per cui magari fa anche schifo, qualcuno che non merita di vivere :P)

 

Quando penso ad Otto e mezzo, penso al FILM per eccellenza, per vari e disparati motivi. Prima di tutto perché me l’ha fatto conoscere e apprezzare un caro “amico” a cui il cinema piace molto e piace bene, e forse anche più di me. E poi penso al film proprio perché è diretto dal REGISTA e recitato dall’ATTORE per eccellenza, e dicendo questo mi riferisco a Federico Fellini e Marcello Mastroianni, due personaggi, due artisti, due cervelli, due cuori, due “amici” a cui penso con affetto e gratitudine per tutti i bellissimi regali che ci hanno donato e che (almeno per me) continuano a donarci, pur non essendo più su questa terra. Del primo è difficile dimenticare il cipiglio severo e la precisione e perfezione per i minimi dettagli che aveva nell’ambito del suo lavoro (e forse anche in generale), del secondo non riesco a non pensare e a non cancellare dalla mia memoria lo sguardo affascinante e la passione per la sua “arte” che traspariva in ogni sua interpretazione.  

 

Se in un film, oltre alla semplice storia, cercate il dettaglio, la passione per il cinema stesso, la ricerca di qualcosa, la sceneggiatura che ti si imprime dentro, la fotografia e l’ambientazione che non dimentichi facilmente, la recitazione che ti impressiona per quanto sia perfetta e mai esagerata, e infine, ma non per ultima, una colonna sonora che ti fa sognare (tra l’altro curata dal magico Nino Rota che si è occupato di numerosi altri film di Fellini), allora questo è il film che non dovete perdervi. E ve lo dico per il vostro bene, se amate il cinema e tutte le sue espressioni come sto iniziando e non finirò mai di fare io.

 

Se, però, siete amanti delle cose lineari, chiare, con un senso e un significato finito e compiuto, forse non è il caso che vi imbattiate in questo supremo capolavoro della cinematografia mondiale. Già, perché questo è uno dei film più “incasinati” e quasi psichedelici che io abbia mai visto (anche se nella sua inconcludenza sta proprio tutta la sua compiutezza, permettetemi il volo Pindarico).

Inutile dire che i voti per ogni parametro sono i seguenti:

 

Regia: 10

Sceneggiatura: 10

Recitazione: 10

Fotografia: 10

Colonna sonora: 10

Ambientazione: 10

Voto finale: 10

 


CITAZIONE DEL GIORNO

Ci sono tre modi di fare le cose. Giuste, sbagliate e come dico io. (Robert De Niro in "Casinò)



LOCANDINA


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Categorie: cinema, otto e mezzo, capolavori, federico fellini