postato da Ale55andra alle ore 16:06
mercoledì, 23 aprile 2008

REGIA: Gus Van Sant

CAST: Matt Damon, Casey Affleck
ANNO: 2001

TRAMA:

Due amici, entrambi di nome Gerry, decidono di esplorare da soli un deserto sconfinato scegliendo la strada meno trafficata e più impervia. Si perderanno e vagheranno per giorni e giorni a contatto con una natura incontrastata e selvaggia. La loro amicizia verrà messa alla prova e solo con un enorme sacrificio, uno dei due riuscirà a salvarsi.

 



ANALISI PERSONALE

Primo capitolo della “trilogia della morte” (proseguito poi con Elephant e Last days), Gerry è stato inspiegabilmente e ignobilmente ignorato dalla nostra distribuzione cinematografica. La cosa è inaudita, non solo perché Gus Van Sant è un regista più che affermato anche nella scena del cinema più “commerciale” se così vogliamo chiamarlo (basti ricordare Will Hunting e Scoprendo Forrester), ma soprattutto perché molto probabilmente, questo film è il suo più grande capolavoro.
Gerry non è solo un film, è molto di più, è un’esperienza imperdibile che comunica per immagini e per rumori e che rappresenta un occhio “buttato” sulla e nella vita.
Scritto a sei mani dal regista stesso e dai due attori protagonisti, la pellicola è quasi completamente scevra di dialoghi, che si riducono a pochi scambi di battute, del tutto allucinanti, tra i due protagonisti sempre più disperati e fuori dalla realtà. Quello che conta lo percepiamo soprattutto con gli occhi e non con le orecchie. Una fotografia straordinaria incornicia dei paesaggi maestosi ed immensi che non fanno solo da sfondo al percorso dei due amici, ma che sono parte integrante del film, dei veri e propri protagonisti che col passare dei minuti si fondono completamente con i due Gerry e divengono tutt’uno con loro. Un paradiso per gli occhi, quindi, ma anche per la mente ed il cuore, che si impregnano di tutta la poesia e la bellezza, non solo delle immagini affascinanti e  al contempo angoscianti, ma anche delle note profonde che accompagnano i momenti più difficili del “viaggio”.
Con una serie di lunghi pianosequenza e numerosissime carrellate orizzontali (che mostrano
l’infinitezza dei paesaggi) e verticali (che seguono letteralmente i passi dei protagonisti) Gus Van Sant ci fa quasi entrare nella pellicola indugiando sui corpi e sui volti dei ragazzi di cui seguiamo la parabola discendente. Un apologo sull’amicizia (che non fa assolutamente riferimento, neanche velatamente, ad un’omossessualità latente tra i due), raccontato in maniera molto particolare e metaforica: il lungo cammino percorso fianco a fianco, senza mai abbandonarsi e discutendo di quando in quando sulla strada da prendere o sulla direzione da seguire.

Ma quella dell’amicizia come percorso in comune non è l’unica metafora presente in Gerry. Ce n’è un'altra, forse più potente e più importante che si esplica con la scelta dei due ragazzi di percorrere la strada meno battuta e poco conosciuta e di inoltrarsi in territori nuovi e mai esplorati, cosa che ci ricorda il personalissimo e graditissimo modo di fare cinema del regista che con questa pellicola è tornato al suoi “indipendentismo”.
Ma Gerry non è solo un film ottimamente girato, musicato, fotografato e sceneggiato, è anche, e forse soprattutto, un film molto ben recitato. Casey Affleck (che negli anni a venire ha dato prova della sua innegabile bravura) dà vita ad un personaggio fragile che fa tenerezza, Matt Damon (qui molto carismatico) trasmette, invece, un senso di sicurezza. Senza accorgercene, ci ritroviamo a camminare con loro, a seguire affannosi i loro passi che si fanno sempre più pesanti e rumorosi (i rumori dei passi uniti a quelli della natura sono la principale colonna sonora di Gerry), per poi diventare via via più strascicati.
Tre le sequenze che rimangono impresse: quella iniziale dei due che arrivano in auto percorrendo una lunghissima strada deserta (in questa sequenza il punto di vista cambia numerose volte per poi diventare simile a quello di una farfalla che segue l’automobile da dietro); quella dei due ragazzi che si raccontano una storia davanti ad un fuoco (che ricorda anche la bellissima dichiarazione d’amore di My own private Idaho); e quella che ci mostra uno dei tanti momenti del lungo e impervio cammino dei due ragazzi che si trascinano stancamente nella notte (ne vediamo solo le ombre e i contorni che
piano piano con il sorgere del sole diventano sempre più reali e tangibili).
La natura apparentemente dinamica e viva, è in realtà più statica che mai, poco importa se si passa dal giorno alla notte percorrendo pezzi di deserto differenti tra loro, immense distese di sabbia e terra, enormi montagne di pietra e via dicendo, ma il paesaggio è estremamente immobile, una vera e propria gabbia dalla quale di può uscire solo con una grandissima forza e degli enormi sacrifici.

VOTO: 9



CITAZIONE DEL GIORNO

Tesoro, in un mondo dove i figli dei falegnami risorgono, tutto è possibile. (Peter O'Toole e Katharine Hepburn in "Il leone d'inverno")


LOCANDINA


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Categorie: cinema, gus van sant, gerry